Gli Esport di sport tradizionali sono il punto di svolta?

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Lo scorso autunno il Comitato Internazionale Olimpico ha deciso di aprire agli esport non solo come attività sportiva, ma anche come potenziale attività adatta alla competizione olimpica.
Come conseguenze ci sono state critiche riguardanti la notizia, ma anche delle strategie di mercato e di investimenti non trascurabili.
Da un lato s’inaspriva il dibattito sull’apertura dimostrata, nel quale interessati ed esperti dell’argomento si sono scambiati opinioni, pareri, ideali e dati. Dall’altro lato gli investitori hanno valutato gli stessi dati e hanno iniziato progetti.

Esport finora

Prendendo spunto dalla Corea, patria del concetto di esport e videogiochi competitivi, il fenomeno esportivo ha riguardato finora delle categorie di videogiochi non troppo valide per gli investitori. Questi videogiochi infatti, presentano delle difficoltà non solo di gioco, ma anche di comprensione per i meno pratici.
Il riconoscimento ha stravolto questo concetto favorendo, involontariamente, sia la crescita del fenomeno, sia la possibilità di investire su questo.

Il punto di svolta

Il C.I.O. ha annunciato che tutti i videogiochi che presentano determinate caratteristiche tipiche degli sport tradizionali possono potenzialmente avere la possibilità di essere considerati discipline sportive. Caratteristiche come: – la necessità di un allenamento costante; – i riflessi; – la coordinazione “occhio-cervello-mano”;
– essere praticato largamente su scala mondiale.
L’apertura ha portato ha una chiave di lettura diversa, soprattutto agli occhi degli investitori, i quali, sapevano già della difficoltà di un utente medio nel seguire attivamente un esport, soprattutto se a lui sconosciuto.

Abu Dhabi: un esempio da cui partire

Per analizzare meglio questo piccolo, ma importante punto, basti pensare a ciò che è successo poco dopo la dichiarazione. Durante una giornata di gara della Formula 1 ad Abu Dhabi. Prima della gara tradizionale è stata trasmessa una particolare novità introdotta appositamente per l’evento: una tappa del mondiale esport di Formula 1, nel quale dei ragazzi (anche italiani) hanno gareggiato, non su una vera pista bensì su un videogioco.
Esempio calzante poiché, esclusi gli esperti del settore che in poco tempo hanno riconosciuto la differenza, una parte del pubblico da casa ha guardato la gara esportiva quasi come se fosse quella tradizionale.

L’idea iniziale

Da qui l’idea degli investitori: per far sì che anche gli utenti medi, non ancora pratici di videogiochi competitivi, possano avvicinarsi a questo nuovo mondo.
Il primo passo è investire inizialmente sui videogiochi di sport tradizionali.
Oltre alla costruzione e alla progettazione di nuovi stadi, sia in Oriente che in Occidente (come lo stadio Zhongxian in Cina), quest’anno partiranno tantissime nuove leghe di videogiochi di sport tradizionali, leghe esportive.
Ovviamente tra le più importanti abbiamo la NBA 2K League, di basket, la Formula 1 eSport Series World Championship e altre corse, la NHL Gaming World Championship di hockey. Ultimo ma non meno importante sono le due leghe di calcio, Pro Evolution Soccer (eFootball.Pro) e Fifa (Fifa eWorld Cup).

Com’è facile immaginare questo “piano” è già in atto nelle due zone di maggiore impatto innovativo, per settori tecnologici e d’intrattenimento innovativi (Asia e America). Chissà se un giorno anche in Italia non ci sia un momento di riunione per vedere la propria nazionale competere per un titolo esportivo. Il calcio potrebbe essere un buon punto di partenza.


Gli Esport di sport tradizionali sono il punto di svolta?
Eugenio "Paesano" Fofi

Appassionato di giochi e videogiochi fin da bambino. Passione trasformata in informazione, studio e competizione. Giocatore di giochi di carte on-line e non, di sparatutto e Moba. Obiettivo: far conoscere e valorizzare gli e-sports, spesso sottovalutati o addirittura sconosciuti

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