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Prime avvisaglie su Warzone dei silent aim hacks: ed anche il semplice mirare diventa un optional

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Silent Aim Warzone – Sui social ci si è recentemente potuti imbattere in un nuovo particolarissimo hack che andrebbe ad annullare anche l’ultimo rimasuglio di “Call of Duty giocato” degli account dei cheater.

Per “cheat” siamo sempre stati abituati a pensare al wall hack, o all’aiuto alla mira, ovvero programmi illegali che effettivamente aiutano il giocatore nello scoprire la posizione esatta degli avversari, o che lo aiutano a mirare sempre alla testa dei nemici.

Questi software esistono da sempre nel mondo degli sparatutto, ma probabilmente non sono nulla se paragonati all’ultimo programma che alcuni imbroglioni stanno usando…in grado di annullare anche l’ultimo residuo di “FPS” presente in Warzone con i giocatori che sostanzialmente non devono più nemmeno mirare per mandare i colpi a segno.

Stiamo parlando in particolare del Silent AIM Hack, programma che permetterebbe ai giocatori di sparare del tutto a caso, sicuri del fatto che i colpi andranno a bersaglio.
Vista l’invasività di questo software, non sono pochi gli esperti ad aver detto di essere estremamente preoccupati perché a differenza del solito sembra che questo hack vada proprio ad intercettare e modificare i pacchetti del server, generando una situazione che, sinceramente, non pensavamo auspicabile fino a qualche giorno fa.

Seppur fortemente sbagliato, ingiusto e scorretto, un hack per gli headshot non ha comunque l’impatto devastante che si è invece registrato con questo nuovo software. Il mondo al contrario direte voi, ed a ragion veduta, considerato che dopo più di un anno siamo qui addirittura a parlare di “cheat negativi, e cheat ancor più negativi”, ed il problema sembra ancora distante dall’essere risolto.

Questo ultimo cheat dimostra in modo ormai indiscutibile come alcuni giocatori (tutti quelli che utilizzano programmi del genere) siano del tutto privi del concetto basilare di “gioco” e “sfida ad armi pari”, e contro questi soggetti si può intervenire in un solo modo: l’espulsione definitiva dai server.

Activision ha in più occasioni rilasciato imponenti tornate di ban, ma come spesso ribadito, eliminare un account in un gioco che prevede la possibilità di rifarsi gratuitamente un account non è poi troppo incisiva come strategia offensiva.

Il nuovo Silent Aim Hack

Lo stesso cheater che vediamo nel video sopra, si chiama IHave900Accounts (io ho 900 account, ndr), un evidente segno di schernimento nei confronti di Activision e di tutti i giocatori onesti di Warzone.

Ancora una volta ribadiamo con forza la necessità che Activision intervenga, e che lo faccia con una strategia che sia diversa rispetto a quanto visto fino ad oggi. Alcuni consigliano di aggiornare gli account (tutti) collegandoli ad un nome/cognome (e relativo documento d’identità) ben specifico, mentre altri di inserire nei nuovi account una fase iniziale obbligatoria che possa fungere da “deterrente” per evitare che i giocatori si aprano infiniti account.

I cheaters ci sono sempre stati nel mondo dei gaming (cosi come da sempre, nel mondo dello sport, ci sono gli atleti incapaci che hanno bisogno di macchiarsi di azioni criminali per poter raggiungere un obiettivo), e purtroppo siamo abbastanza sicuri che continueranno ad esistere.

In un gioco come Warzone incontrare un cheater può avere però effetti davvero devastanti, che possono portare un giocatore ad abbandonare rapidamente Verdansk (nel multiplayer, seppur sempre frustrante, è sicuramente meno drammatica sulla partita la presenza di un imbroglione), ed è bene che Acti comprenda questo punto, anche a costo di sacrificare (di più o di meno non sta a noi dirlo) parte di quella “mobilità” intrinseca in un gioco gratuito e completamente accessibile, fin da subito, come Warzone.

Cosa ne pensate community?
La discussione, come sempre, è aperta!

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Marco "Stak" Cresta

Sono un appassionato di videogiochi fin da quando ne abbia ricordo e credo nella bontà del progresso che scaturirà grazie agli eSports anche a livello sociale. L'altra mia grande passione è da sempre stata l'attualità e la storia, motivo per il quale ho concluso il mio percorso di studi con la laurea in Scienze Politiche nell'Università calabrese di Cosenza.

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