Game of Thrones. Cronaca di un finale deludente.

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Diamo inizio a una rubrica che interessa ai nerd fatta da nerd. Perché non ci sono solo i videogiochi nella nostra vita ma anche moltissime influenze e passioni che ruotano tutte attorno al fantastico. Ecco, di fantasia, di fantasy precisamente, parliamo oggi.

Si è appena conclusa una delle serie più seguite della storia della tv: Game of Thrones. Partita in sordina, senza nessuna aspettativa, ha conquistato prima i lettori della serie delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, poi anche il pubblico generalista, diventando un vero fenomeno di massa.

Il finale è sempre la parte più importante di un racconto, la cosa che ne dà un senso e spesso una morale. Quella cosa che insegna e segna i cuori di coloro che hanno passato anni a seguire l’evoluzione dei loro beniamini. Un finale, si, ma che finale abbiamo visto?

Il problema di fondo di questa stagione è il tempo

Il problema di fondo di questa stagione è il tempo. Sembra quasi che gli showrunner si siano stancati e che abbiamo castrato la loro opera per arrivare il prima possibile a quello che volevano fosse la loro conclusione. La fine non può accontentare tutti, sia chiaro, gusti sono gusti, ma è oggettivo che questa fretta di finire a tutti i costi, e di tirare quindi le fila del discorso, abbia portato ad un epilogo poco soddisfacente anche per i fan più sfegatati.

Game of Thrones ha basato il suo io su due questioni ripetute fino alla nausea per quasi un decennio: il motto “L’inverno sta arrivando” e chi siederà sul Trono di Spade. Due argomenti che ci hanno accompagnato per anni fino a non farci parlare quasi di altro alla vigilia dell’ottava stagione. Temi liquidati in pochi istanti, il primo addirittura nel terzo episodio. Possibile che non ci fosse un modo per dare il giusto spazio al loro epilogo?

Io sono uno di quelli che non solo boccia l’ottava stagione, ma in toto anche la settima, senza se e senza ma. Comprendo che il pubblico medio non si attacchi ad ogni singolo buco di trama e si adagi sulla spettacolarizzazione del nulla ma io non sopporto come i personaggi abbiano perso sé stessi, il loro modo di essere, i loro pregi e difetti, in poche, pochissime ore.

Buchi di trama che si sono moltiplicati sempre più, tanto da sfiorare il ridicolo. Ecco il perché della famosa petizione che sta raggiungendo numeri esorbitanti, non con lo scopo di rigirare l’intero finale ovviamente, ma con il vero intento di muovere una critica, per dare un segnale di disapprovazione per ciò che è stato fatto. Moltissime persone si sono sentite tradite, non per come sono andati gli avvenimenti ma per il modo con il quale si è raggiunto questo finale. Tante e troppe cose non dette che avrebbero dovuto essere raccontate, senza che Benioff e Weiss dovessero intervenire per spiegarci i loro intenti nelle loro interviste, ma anche errori grossolani che non dovrebbero essere commessi da chi ci lavora da così tanto. Esempi lampanti sono le parole di alcuni personaggi che citano eventi delle stagioni passate sovvertendo ciò che era davvero avvenuto. Sceneggiatori che non si prendono quindi nemmeno la briga di riguardare ciò che loro stessi avevano scritto e fatto girare.

Parlavamo del finale. Un finale che per certi versi sorprende anche in positivo, forse ben più appagante degli episodi che l’hanno preceduto, ma forse anche perché le mie aspettative erano così basse da non poter rimanere maggiormente deluso. Mi aspettavo di peggio, ma prima di questo 2019 anche di meglio.

Un finale completamente anticlimatico, freddo e stanco, che spegne il fuoco della serie

Un episodio che spezza il climax, dove l’apice drammatico è rotto da salti temporali che non vanno a raccontarci quel che dovrebbe invece esserci mostrato; che va a creare dei problemi che vengono immediatamente risolti nella scena successiva, senza darci il tempo di assaporare il senso di paura e sconfitta. Un episodio nel quale è emerso fortemente tutta la compressione di trame di cui soffre l’intera stagione sgonfiando l’epilogo, smorzando e annichilendo  quel che doveva essere la conclusione della serie per eccellenza. Un finale completamente anticlimatico, freddo e stanco, che spegne il fuoco lasciandoci un vuoto, non di mancanza della serie ma emotivo.

Se poi pensiamo che molti attori hanno espresso i loro dubbi su ciò che è avvenuto ai personaggi da loro interpretati la cosa si fa quasi tragicomica. Dapprima Conleth Hill, l’attore che ha interpretato il consigliere Varys, si è pronunciato negativamente sul suo spazio nelle due ultime stagioni, poi la stessa Emilia Clarke ha espresso dei risentimenti sulle scelte dei due showrunner (salvo poi rimangiarsi il tutto per non alimentare le polemiche). Personaggi mal utilizzati; personaggi che non compiono la loro parabola evolutiva ma che, anzi, ritornano al punto di partenza; personaggi che vedono giustificate le loro scelte, o i loro sbagli, con una semplice battuta in modo da liquidare la questione il prima possibile. Personaggi… vuoti.

Personaggi mal utilizzati; personaggi vuoti.

Questa la mia visione personale ma siate liberi di pensarla diversamente, tutti sono liberi di essere appagati o meno da questa opera che nel bene o nel male ha fatto la storia della televisione. Una serie tv che è riuscita a farsi conoscere a tal punto che anche chi non l’hai mai vista sa di cosa parla. Una serie che ha unito più generazioni, tanto che anche i miei genitori, nati negli anni ’50, hanno seguito con interesse (ma so che non sono i soli). Qualcosa di unico che ha macinato record di ascolti oltre che a miriadi di visualizzazioni legali ed illegali nel web. Qualcosa che forse supera il famoso Lost.

Quel che però mi viene da dire, e che è la mia più grande delusione, è che dopo tutti questi anni di attesa, dopo l’impennarsi dell’hype per scoprire come sarebbero andate le cose, è l’esser giunti ad un finale che alcuni possono considerare giusto, magari carino, ma nulla più. E se è il finale che da senso ad un opera, in questo caso della serie di punta della HBO, perché dovrei accontentarmi di essere sereno e non felice? Perché dovrei essere soddisfatto del lavoro degli autori? Io appoggio quella petizione perché voglio che la tv del futuro continui a migliorare e portarci prodotti di qualità. Non voglio che contino solo i guadagni, voglio contenuti. Sono forse troppo severo?

Non c’è primavera dopo l’inverno

La triste verità è che il fuoco delle cronache si è spento ed è rimasto solo il gelo. Non c’è primavera dopo l’inverno, almeno fino a quando Martin non ci darà modo di scoprire la sua visione delle cose.

 Voi la pensate diversamente? Fatecelo sapere qui nei commenti.

Tommaso "Tom Garland" Franchin

Classe 1989 sono un viaggiatore, videomaker, videogiocatore e scrittore per passione. Laureato in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo all'Università di Padova tento di inseguire il mio sogno di lavorare per l'arte, visiva o poetica che sia.