Oko e Golos, una fiaba del Delmo

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Cari bambini, bambine, e bambini un po’ cresciuti, mettetevi comodi qua davanti al camino, prendete una coperta ed una bella cioccolata calda, e preparatevi ad entrare con me in un mondo fantastico, perché la fiaba che sto per raccontarvi parla di due ragazzini come voi, si caro lettore, come te.. no non come te che hai quarant’anni e famiglia e ogni tanto giochi a MTGA, noooo nemmeno come te che di anni ne hai 8 e nemmeno sai quanto valgono le carte che hai in mano.. si insomma parla di due ragazzini adolescenti come qualcuno di voi in bassa percentuale.

C’era una volta, nella maestosa foresta di Eldraine, una casetta in legno veramente grande. Dall’ingresso principale a malapena si riusciva a vedere la fine della facciata frontale, e le finestre erano talmente grandi che, al mattino, il riflesso del sole faceva sembrare il tutto un impianto di pannelli solari. Vista dall’alto la casa era a forma di prisma con 5 punte rivolte verso l’alto, il legno di un acceso color arancione saturato. All’interno di questa maestosa, ma al contempo umile dimora, viveva la numerosissima famiglia Standard.

Papà e mamma Standard avevano dovuto costruire una casa così grande perché, per paura di annoiarsi e di affezionarsi troppo, ogni anno adottavano nuovi figli appena incontrati, e lasciavano andare per la loro vita coloro che era ormai tanto tempo che vivevano con loro, e più allo Standard non potevano dare, salutandoli con un abbraccio, una pacca sulla spalla, e la promessa di andarli a trovare a casa Modern o i più risoluti a casa Legacy o Vintage.. promessa molte poche volte mantenuta.

In quel periodo la famiglia Standard era stata appena smossa dalla annuale rotazione dei bambini adottati, in contemporanea all’aggiunta dei bambini appena arrivati dal Trono di Eldraine, era quindi tutto un subbuglio di giochi, feste, canzoni e vita frenetica in generale! In tutto questo caos, si erano decisamente distinti due dei tantissimi ragazzi che vivevano sotto quel maestoso tetto:

Il primo era già abbastanza grandicello, era arrivato molto in sordina la scorsa estate, presentandosi come “Golos” a testa bassa quasi entrando in punta di piedi. Si era però ringarzullito al momento della rotazione, dove si è scoperto uno dei personaggi più influenti della casa e divenuto quindi il leader tra tutti i pargoli adottati dalla famiglia Standard. L’altro ragazzo che stava ormai comandando al fianco di Golos era invece Oko, un giovane appena arrivato, ma che da subito si era dimostrato abbastanza spavaldo e carismatico da mettere un piede in testa a tutti quanti e ricevere il favore di Golos che ne aveva fatto il suo braccio destro, anche se tra loro c’era palese rivalità sul chi fosse il migliore.

Tutto sembrava filare liscio in casa Standard, anche se tra tutti i ragazzini si stava creando del malcontento perché questi due personaggi così di spicco stavano spadroneggiando su ogni aspetto, destando non poche preoccupazioni in papà e mamma Standard.

Una sera i due padroni di casa, aspettando che ognuno dei numerosissimi figli fosse andato a dormire, si misero a tavola in cucina con una tisana fumante davanti, la faccia preoccupata di entrambi faceva presagire che il discorso che dovevano affrontare non sarebbe stato dei più semplici. Per rendere il tutto più semplice e figurabile ai miei cari bambini lettori, userò per indentificare Papà e Mamma Standard, due figure da voi tutti note e amate.

  • Papà Luis: “Amore mio. Sai quanto voglio bene ad ognuno dei bambini che adottiamo ogni tre mesi, come se fossero veramente miei, ma la cosa ci sta sfuggendo di mano.”
  • Mamma Gaby: “Lo so tesoro.. ci stavo pensando anche io…”
  • Mentre Luis e Gaby Standard stavano iniziano quel doloroso discorso, non si accorsero che due dei bambini non erano affatto andati a letto, ma erano in realtà nascosti dietro l’angolo della porta ad origliare, consapevoli che ci fosse qualcosa che non andava e quindi rimasti per scoprire l’arcano.
  • Oko: “Te l’avevo detto! Vogliono farci fuori!”
  • Golos: “Ma vaaaa, guarda che non è così facile eh, quando le cose vanno storte di solito fanno un’ aggiustatina e via.. nulla di serio! Tipo tempo fa a Nexus avevano semplicemente proibito di giocare nel cortile.. addirittura hanno fatto tornare un pazzo come Ferocidon in casa quando sono arrivato io!”
  • Oko: “Secondo me ci danno un bel calcio nel sedere e dopo appena un mesetto di standard ci cacciano, me lo sento nei capezzoli nudi!”
  • Golos: “Questo perché dovresti comprarti una dannatissima maglietta ogni tanto! Che ogni volta che passi mi si ingrifano tutte le Cavallerizze”
  • Luis: “Siamo decisamente troppi e qualcuno è decisamente troppo convinto di poter comandare sugli altri…”
  • Oko: “ECCO! VEDI? CI SIAMO”
  • Golos: “Shhhhhhhhh zitto, fa sentire.”
  • Luis: “…. e ci sono dei playstyle e delle powerplay che non possiamo più tollerare…”
  • Golos: “Oddio… non è che veramente-”
  • Oko: “VEDI? L’HO DETTO IO CHE CI BA-”
  • Gaby: “So dove vuoi arrivare amore mio… per quanto faccia male, dobbiamo bannarli.”
  • Golos: “No… nononononono. Oddio un ban io non posso, non..”
  • Oko: “Bastardi, prima ti fanno credere che ti voglio bene e poi? E POI ZAC, segati fuori! Visto? Pensavi che solo perché all’inizio non ti cagava nessuno avrebbero fatto finta di niente sul fatto che adesso sei il padrone? “
  • Golos: “Ma… Teferi è molto più rompipalle di me ed è ovunque in questa casa!
    Oko: “Eh, ma se bannano lui passano da razzisti.”
  • Golos: “MA TU SEI CINESE!”
  • Oko: “SEMBRO!”
  • Luis e Gaby: “C’È QUALCUNO LA?!”

I due ragazzini spaventati si lanciarono giù per la rampa delle scale che dava sia verso il dormitorio che verso l’uscita sul magazzino della magione in legno, lanciando dietro di loro la paperotta d’oro che Oko portava sempre con se per far sembrare ai loro genitori adottivi che il fracasso appena sentito fosse stato procurato dal volatile impazzito.

Giunti al bivio del dormitorio, Golos afferrò deciso la porta della stanza per tornare a dormire come se non fosse successo niente, ma Oko lo blocco per un polso.

  • Oko: “No, non così. Io non ci sto. Golos noi ce ne andiamo, stanotte!”
  • Golos: “Ma che stai dicendo! Se ce ne andiamo facciamo il loro gioco!”
  • Oko; “È qui che ti sbagli! Domani devono far uscire una ban-list giusto? E allora se non non siamo nel meta saranno costretti a farla uscire comunque per non fare la figura dei fessi, e saranno quindi costretti a bannare qualcuno di presente! Magari proprio Teferi!”
  • Golos: “NON LO BANNANO TEFERI”
  • Oko: “SI OK HO CAPITO MA HAI CAPITO ANCHE TU COSA INTENDO”
  • Golos – lasciando lentamente la presa- : “Forse hai ragione…”

Si voltarono entrambi verso la porta del magazzino, esitando ed entrambi con le fronti che iniziavano ad imperlarsi di sudore per l’ansia. Il rumore dei due genitori che stavano alzandosi ed allontanandosi dalla cucina fece sussultare i due dando loro quel trigger che stavano aspettando inconsciamente per agire, Oko afferrò con forza la porta del magazzino e la spinse, facendo sì che entrambi potessero iniziare a correre verso l’uscita posteriore del magazzino che dava verso la foresta.

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La porta marcia della parte finale del magazzino quasi si spezzò quando i due la spinsero per aprirla, tanto era la foga, lasciando spazio a quelle due sagome che correvano veloci ma scoordinate, una corsa spaventata, quasi folle, che lasciava nell’aria dietro di loro solo un alone di tristezza e delusione, con qualche lacrima cristallina come scia illuminata dalla bianca luna, poi solo buio.

Golos aprì gli occhi, svegliato dalla sensazione di umidità che ricopriva il suo corpo metallico. Si tolse sbadatamente qualche foglia di dosso e si voltò verso il fratello adottivo che stava beatamente russando con le braccia incrociate dietro la testa e disteso sul terreno brullo. Si erano addormentati chissà dove all’interno della foresta, stremati da quella corsa non verso una meta, ma via da un presente spaventoso. Svegliò Oko con dei buffetti sulla fronte, e quest’ultimo sputacchiò in terra e si stropicciò gli occhi per guardarsi intorno.

Non c’era differenza in nessuno dei quattro punti cardinali mentre osservavano dove potessero essere. Attorno a loro, la foresta si perdeva a perdita d’occhio con l’unica differenza da un lato nell’essere appena illuminata dalle luci dell’alba.

  • Oko: “Siamo nella me-”
  • Golos: “Ehi, ormai abbiamo fatto 30. Seguiamo il sole e vediamo dove ci porta.”
  • Oko: “Ma io ho faaaame, faccio del cibo?”
  • Golos: “È PERCHÈ FAI TROPPO CIBO CHE CI VOGLIONO BANNARE”
  • Oko:”…. Ma io ho fa-”
  • Golos: “ANDIAMO.”

I due si incamminarono verso le prime luci che passavano in mezzo alle fronde degli alberi, quando all’improvviso sentirono un rumore devastante. Golos afferrò Oko e lo portò con se verso il basso nascosti dietro un grosso sasso muschioso, mentre a pochi metri da loro, un’imponente bestia tricefala stava colpendo, apparentemente in modo casuale, gli alberi in quella zona.

  • Oko: “Cosa diamine è quella roba?”
  • Golos: “Ma come, dovresti conoscerla bene tu, è la Bestia dei Cimenti.”
  • Oko: “Aaaaahahaha quella roba che dovrebbe essere contro i planeswalker ma che si sono scordati di fare 6 di attacco?”
  • Golos: “Non si sono scordati di buffare lei, si sono scordati di nerfare t-”
  • Oko:”GIURO SE FINISCI LA FRASE DIVENTI UN CERVO.”
  • Golos: “SE DIVENTARE UN CERVO SIGNIFICASSE CHE TE PRENDI -1 ALLORA MI STAREBBE BENE.”
  • Oko: “NON È UN ERRORE DI STAMPA OK? SONO BILANCIA-”

La discussione dai due venne interrotta dalla Bestia dei Cimenti che sbattè in quel momento proprio sul sasso dietro il quale i due litiganti si stavano nascondendo.

  • Oko: “Ma che ca.. ma perché tira testate a caso così?”
  • Golos: “Non è colpa sua. Sarebbe l’essere più potente della fortesta, se non fosse che l’animazione delle sue tre teste non permette di vedere dove minchia sta attaccando.”
  • Oko: “…. non è un bug è una feature! AHAHAHAHAH”

I due, ridendo, si allontanarono abbassati circonvallando il perimetro della zona che la Bestia stava prendendo casualmente a testate, e si portarono in salvo. Quella piccola parentesi sembrava aver riportato il sorriso nei due, come una piccola sbornia per sollevare un po’ i pensieri, quando, camminando, videro delle luci in lontananza provenire da una piccola ma apparentemente accogliente locanda in legno.

Fuori da essa, un signorotto grasso stava lavando le stoviglie della sera prima, pronto a riaprire nuovamente per la nuova giornata lavorativa.

  • Oko: “Ma quello è…”
  • Golos: “FermofermoFERMO NO OKO NON È LUI GLI SOMIGL-”
  • Oko – urlando e correndo verso il tipo – :”DOTTOR SCOTTIIIIIII”
  • Locandiere di Estremuro: “…. eh?”

Golos raggiunse annaspando il fratello discolo, che stava saltellando intorno al Locandiere come una fangirl con il suo cantante K-pop preferito.

  • Oko: “C’È BRO NON PUOI CAPIRE IO SONO TUO FAN DA QUANTO HAI MACELLATO IL TAVOLO DI STRISCIA SALTANDOCI SOPR-”
  • Locandiere: “Ragazzino non so di cosa tu sia parlando.”
  • Golos: “Mi scusi signore davvero, è solo un adolescente che ha appena subito un trauma.”
  • Oko: “WEEELAAAA! GIU’ NEL BUCO!!! SIUR SIUR SUN DI MILAN”
  • Locandiere: “Posso capire, che vi è successo ragazzi?”
  • Golos: “Siamo appena scappati di casa, vivevamo nella magione degli Standard, ma abbiamo sentito che domani vogliono bannarci.”
  • Oko: “IL MUROOOO! LE PALLINE!!”
  • Locandiere: “Poveri ragazzi miei… entrate pure.”
  • Oko: “È LA SUA RIPOSTA DEFINITIV-”

L’esaltato venne zittito dal fratello, e tutti e tre entrarono nella locanda ancora chiusa.

Il signorotto grasso, che per comodità daremo ragione ad Oko e chiameremo Gerry, preparò loro una sontuosa e calda colazione, dette loro delle coperte da mettere sulle spalle, e si fece raccontare tutta la storia nel dettaglio.

  • Gerry: “Capisco.. beh ragazzi se volete potete restare qua! Mi farebbe proprio comodo una mano alla locanda.”
  • Golos: “Beh non non vorremmo recare alcun disturb-”
  • Oko: “ABBESTIA! HO SEMPRE SOGNATO DI LAVORARE CON LEI ZIO GERRY!”
  • Gerry: “…. lo prendo come un si?”
  • Oko – ammiccando al fratello – “Beeeeeehh???”
  • Golos: “…si.”

Oko salto in aria dalla gioia lanciando quel che rimaneva del suo thé, Gerry scoppio a ridere e Golos si mise una mano nella fronte vergognandosi, sapendo che lavorando là, avrebbero dovuto pulire loro.

La giornata passò abbastanza liscia, i clienti iniziarono ad entrare verso l’ora di pranzo, Oko sfornava cibo in quantità incredibili e gli zombie creati da Golos erano ottimi e servili camerieri! Gerry non si era mai trovato così bene a lavoro, non doveva fare nulla, infatti se ne stava in un angolino ad osservare e ridacchiare tra sé e sé.

Golos se ne accorse, e si rivolse in cucina al fratello.

  • Golos: “Oko, qui c’è qualcosa che non va.”
  • Oko: “Pronto! Ecco a te caro zombello! Dimmi fra, cosa ti turba.”
  • Golos: “Il locandiere… non è che è felice che il lavoro va bene, è… strano. È felice in maniera inquientante.”

Mentre i due parlavano, Gerry si allontanò un attimo verso la zona telefono. Golos ed Oko si guardarono, annuirono e lasciarono un paio di zombie a coprire Oko in cucina, facendo sì che potessero avvicinarsi ad origliare la telefonata sospetta.

Gerry: “Ehehehe, non puoi capire Marisa, questi due scemi si sono offerti di lavorare qua, GRATIS, E FANNO TUTTO LORO! AHAHAH Pensano che sia una soluzione temporanea, ma appena stanotte si addormenteranno ZAC, metterò catene ai loro piedi e lavoreranno gratis qua! Per sempre! WELAAAA!!!!! AHAHAHAHAHAHHAH

Nemmeno il tempo di commentare che il locandiere avesse veramente detto “Wela!” come Gerry Scotti, che i due stavano già scapicollandosi correndo verso l’uscita della locanda, sotto gli occhi increduli dei clienti e dei poveri zombie. Era una corsa senza voltarsi sfrenata come quella che avevano fatto la notte prima da casa propria, posto che prima li aveva tanto spaventati, e che ora non vedevano l’ora di rivedere.

Erano presi per mano con un stretta potente e fraterna, nessun sasso, ramo, buca o solco poteva fermare il loro incedere, dritto, deciso. Stavano seguendo vagamente i riferimenti che avevano lasciato scappando ma quasi non servivano, stavano correndo seguendo il loro cuore, il loro istinto, sapevano che casa era là.

Difatti, dopo ore di corsa sfrenata ma privi di qualsiasi segno di affaticamento tanta era la determinazione, videro in lontananza la magione Standard, con Gaby e Luis in lacrime abbracciati appena fuori il portico.

  • Oko: “MAMMA! BABBO!”
  • Golos: “PAPA’ SIAMO TORNATI! MAMMA SIAMO QUI!”

Lui e Gaby si voltarono e volevano urlare a loro volta, ma le parole si strozzarono in gola ad entrambi e poterono soltanto iniziare a correre anche loro verso i figli che credevano ormai scomparsi.

Si abbracciarono cadendo tutti e quattro a terra in mezzo alle foglie secche, in un misto di pianti e disperazione da parte dei ragazzi, e lacrime di gioia da parte dei genitori.

  • Oko: “Scusateci avevamo paura, non volevamo essere bannati!”
  • Luis: “….bannati?”
  • Golos: “Si.. è tutta colpa nostra, avremmo dovuto assumerci le nostre responsabilità ed affrontare il ban a testa alta!”
  • Gaby: “Ma… ragazzi…”
  • Oko: “Bannateci pure, abbiamo capito la lezione. Se sei una carta problematica devi sapere quando è tempo di andartene! Noi non ce l’avremo con voi, sarete sempre i nostri genitori!”
  • Luis: “Ma ragazzi aspetta-”
  • Oko e Golos: “Vi vogliamo bene!!!”
  • Gaby: “RAGAZZI ZITTI UN ATTIMO”

Si gelarono tutti, Oko e Golos rimasero inebetiti con gli occhi ancora gonfi.

  • Oko: “…si?”
  • Luis: “Ragazzi ma non non volevamo bannare voi!”
  • Golos: “Davvero?!  E… e chi verrà bannato?”
  • Gaby: “Teferi!”
  • Tutti: “AHAHAHAHAHHAHAHAHAHAAHAHAHHAHAAHHA!”

Tra le risate generali, i ragazzi vennero riaccompagnati in casa, mentre Teferi venne cacciato malomodo a sputi pugni e calci maledetto te carta schifosa ma dimmi te se uno si deve fare tutto Simic Flash e una carta, UNA CARTA, distrugge l’archetipo e poi allora giochiamo tutti a sorcery speed che tanto vero perché uno dovrebbe giocare a Magic? Cosa sono gli istant? Eh? Teferi fai schifo.

E vissero tutti felici e contenti!

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