OWL, sfogo di Coach Avalla sulle discriminazioni: “i nostri giocatori non vogliono un’allenatrice”

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Ieri sera è andata in onda un’interessante podcast sul canale di Blake Panasiewicz, noto streamer che per l’occasione ha invitato Kyoungey “AVALLA” Kim, straordinaria venticinquenne coreana che per la prima volta in assoluto ha fatto si che una donna guidasse, con il ruolo di coach, un team della Overwatch League.

Ed è stata proprio la partecipazione al grande show della classe regina di Overwatch l’argomento cardine dell’intera intervista, con Avalla che ha anche avuto modo di togliersi qualche “sassolino dalla scarpa” facendo presente che, purtroppo, la discriminazione di genere è un qualcosa di ancora molto radicato anche all’interno degli esports.

Nello specifico, Avalla ha voluto raccontare un episodio che ha anticipato il suo ingresso nei Washington Justice a fine 2018, quando iniziò una serie di colloqui e di interviste con 5 differenti franchigie della OWL.

La prima cosa che ha voluto far notare Avalla è stata la differenza di approccio tra le varie squadre da lei contattate ed i Justice, che sono stati gli ultimi ad incontrarla ed i primi a formalizzarle un contratto mentre con gli altri team ci sono volute anche 2 settimane di attesa.
Alla lentezza delle potenziali risposte si è poi andato anche ad aggiungere un altra spiacevolissima situazione, che ha visto sempre Avalla protagonista.

Sembra infatti che durante una delle varie trattative avviate con le squadre (non quella con Washington ovviamente, che è poi andata a buon fine) Avalla sia riuscita a discutere delle clausole del contratto (era quindi arrivata ad una fase avanzata delle trattative) ma il tutto si è poi brutalmente arrestato perché, sempre secondo il racconto di Avalla, il team le avrebbe spiegato di non poter proseguire alcun tipo di trattativa con lei, perchè “ai nostri giocatori non piace l’idea di avere un’allenatrice donna“.

Non si sa ovviamente a quale team si riferisca, ma questa appare certamente come una macchia che Blizzard per prima non gradirà affatto, visto soprattutto quanto l’azienda statunitense si sia spesa negli ultimi anni verso l’eguaglianza di genere ed il totale rispetto delle scelte e delle differenze tra esseri umani.

Oltre alle considerazioni di Blizzard, c’è poi anche da dire che discipline esportive dovrebbero essere, per loro stessa natura, totalmente inclusive e antagoniste di qualsivoglia forma di barriera o di categorizzazione…chi afferma (o difende, pensate un po’) il contrario è semplicemente in torto, è contro il progresso e farebbe bene a tornare nella propria “caverna” (maschi o femmine che siano) lasciando che gli esports si sviluppino e progrediscano seguendo gli unici parametri utili per stabilire chi merita di stare in OWL e chi no…il talento, la skill e la consapevolezza dei propri limiti e punti di forza.

Marco "Stak" Cresta

Sono un appassionato di videogiochi fin da quando ne abbia ricordo e credo nella bontà del progresso che scaturirà grazie agli eSports anche a livello sociale. L'altra mia grande passione è da sempre stata l'attualità e la storia, motivo per il quale ho concluso il mio percorso di studi con la laurea in Scienze Politiche nell'Università calabrese di Cosenza.

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