Macchine con un’Anima? La Storia degli Shambali!

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Con la riapertura della beta, ritornano anche i nostri appuntamenti con la storia di Overwatch!
Oggi rimarremo in tema delle novità appena introdotte dalla Blizzard nel gioco e ci concentreremo sulla storia dietro una delle due nuove mappe: il Nepal. Per chi non avesse ancora avuto occasione di vedere i magnifici panorami himalayani di questa nuova e frenetica arena, l’azione prende il via fra gli edifici di un grande monastero fra le montagne.

A prima vista, potrebbe sembrare un luogo molto simile ai monasteri che nella realtà si possono trovare in quelle regioni…ma nel mondo di Overwatch, fra i picchi innevati del Nepal si annida un ordine molto particolare, formato da monaci che si fanno chiamare Shambali.

La prima cosa da sapere è che gli Shambali non sono esseri umani, ma omnic, che ricorderete essere la razza di robot che, circa tre decenni prima degli eventi del gioco, si ribellò ai propri creatori, dando il via alla Crisi degli Omnic. Alla fine di questa guerra sanguinaria, un gruppo di omnic cominciò ad interrogarsi sulla natura della propria esistenza.

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Guidati dal leggendario Tekhartha Mondatta, abbandonarono il proprio ruolo preprogrammato nella società e si ritirarono fra i ghiacciai dell’Himalaya, dove per anni condussero una vita di isolamento per meditare sulla natura della vita artificiale.
Il più importante dei precetti degli Shambali è l’esistenza di un’anima negli omnic, che li renderebbe creature viventi al pari degli umani. Dalla fondazione del loro monastero, la missione di Mondatta e dei suoi seguaci è stata di predicare una coesistenza pacifica fra le due razze e migliaia di individui, sia omnic che umani, sposarono la loro dottrina. Da anni, ormai, il monastero accoglie pellegrini da ogni parte del mondo.

Eppure uno fra gli Shambali si è trovato in disaccordo con Mondatta, un omnic che ormai abbiamo imparato a conoscere molto bene. Zenyatta iniziò a convincersi che la strada per la pacifica convivenza di omnic ed esseri umani non potesse basarsi sui dogmatici insegnamenti dei monaci di Mondatta.

La chiave per la pace è, secondo lui, la creazione di rapporti interpersonali e la reciproca assistenza. Così, Zenyatta lasciò il monastero e divenne un monaco errante, sempre pronto ad aiutare il prossimo, convinto che la vera guarigione dalle ferite della Crisi degli Omnic possa esistere solo nella più disinteressata solidarietà.

E, nonostante la sua indole pacifica, il nostro Zenyatta ha trovato più di un’occasione, durante il suo girovagare, di mettere le proprie ragguardevoli capacità combattive al servizio dei più deboli, siano essi omnic o umani.

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Quanti di voi hanno già provato la mappa del Nepal? Avete notato i piccoli camei nascosti nel luogo che così a lungo è stato la casa di uno dei support più amati e giocati di Overwatch? Raccontatecelo nei commenti!