L’importanza del Selvaggio e del festival a tema WILD di questi giorni!

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Come ormai tutti sapranno, da lunedì è cominciato l’evento “Festival Selvaggio”, finalizzato a mettere in primo piano le carte ormai uscite dal formato Standard. L’occasione perfetta per analizzare, a due anni di distanza dalla ormai famosa divisione del gioco in due tronconi, la situazione del formato Selvaggio, con un indispensabile sguardo anche alla sua controparte. Perché non bisogna dimenticare i motivi che hanno portato alla separazione. Trovo quindi doveroso un piccolo excursus storico.

Un po’ di storia

Siamo nei primissimi giorni del Febbraio 2016 quando la Blizzard annuncia la divisione del gioco in due formati distinti e separati: Standard e Wild. Il primo consente solamente l’uso delle carte rilasciate durante gli ultimi due anni, con l’aggiunta dei set base e classico, mentre nel secondo è possibile giocare praticamente tutto. Ogni anno il formato Standard si rinnova, seguendo sempre la regola dei due anni. Le motivazioni dietro tale scelta sono, ufficialmente, quelle di mantenere “l’esperienza di Hearthstone fresca, emozionante e accessibile per anni“, la “creazione di un metagioco più dinamico e bilanciato”, rendere “ogni nuova uscita più incisiva sul gioco” e permettere “ai nuovi giocatori di adattarsi più in fretta senza dover ottenere troppe carte”, oltre a lasciare più libertà agli sviluppatori di creare nuove carte.

Così come il gioco, anche la playerbase si divide in due tronconi, ognuno con le sue ramificazioni certamente, ma di fondo c’è il gruppone dei contenti, euforici per la possibilità di giocare un formato senza vedere sempre le solite carte in quasi tutti i mazzi, e quello degli scontenti, animati dal sospetto che il formato Selvaggio si riveli un calderone dove buttare tutto lasciato a se stesso. A divisione avvenuta, i primi tempi sembrano positivi a molti: gli onnipresenti segatronchi, varie carte di Naxxramas e il temuto Dottor Boom – con conseguente pensionamento anticipato dell’Esperto di Caccia – vengono esclusi dal formato Standard, il quale viene abbastanza chiaramente indicato dalla stessa Blizzard come il formato di punta. Grazie anche alla nuova espansione, si vedono quasi solamente carte nuove: tutto insomma sembra procedere bene.

La situazione, oggi

Tralasciamo, per non appesantire quello che doveva essere un “breve” sguardo al passato, i momenti successivi, essendo poi storia recente, per così dire, e tiriamo le somme: tenendo ben presente i motivi della divisione sopra riportati, possiamo dire che gli obiettivi sono stati raggiunti? E in che acque navigano oggi i due formati?

Partiamo dal formato Standard: se inizialmente la “freschezza” era evidente, col tempo abbiamo assistito a un meta spesso fossilizzato in pochi archetipi competitivi e classi escluse del tutto dalle zone elevate della classifica. Inoltre sono rimaste sempre presenti le carte must have, con l’aggravante che spesso diventano indispensabili solo per una determinata classe: se prima con un Dottor Boom o uno N’zoth avevo una carta giocabile in diverse classi che garantiva un sicuro rendimento, adesso, complice anche l’incremento delle leggendarie di classe a discapito delle generiche (e in tal senso vi invito a riflettere sulle avventure e sulla tipologia di carte che presentavano), è molto più difficile trovare carte così funzionali in diverse tipologie di mazzi (esclusi pochi casi, come Incubo d’ossa); ma è estremamente facile vedere come tante altre siano necessarie e non sostituibili solo per mazzi specifici. Con il risultato di vederle praticamente ovunque: spesso e volentieri, non appena ci si trova davanti un nuovo avversario in classificata, anche prima di veder giocare la prima carta si può indovinare che mazzo ci troviamo contro, indicativo sul livello di varietà che purtroppo rimane a livelli non buoni.

Il gioco non è inoltre più accessibile ai nuovi giocatori, che se è vero che necessitano di ottenere meno carte per mettersi in pari, è altresì evidente come il ricambio ogni due anni delle stesse, la presenza sempre più massiccia di epiche fondamentali e la già citata mancanza di carte universalmente valide per più classi porta a un costo in polvere di ogni mazzo a quantità decisamente più elevate che in passato.

Il meta non risulta, a mio modo di vedere, più bilanciato: ci sono sempre pochissimi archetipi dominanti a seconda del momento. Da questo punto di vista rispetto al passato la situazione sembra rimasta più o meno la stessa, sebbene, opinione personalissima, i mazzi e le meccaniche attuali siano più antipatici rispetto a qualche anno fa.

Il punto probabilmente su cui si è invece avuto un buon successo trovo sia l’incisività delle nuove espansioni: a ogni release assistiamo, nel bene e nel male, a un cambio abbastanza netto dell’esperienza di gioco, che, al netto delle osservazioni dei paragrafi precedenti, risulta tutto sommato positivo. Una più veloce attuazione dei nerf da questo punto di vista potrebbe portare a una situazione più che ottima per la salute del gioco.

Il formato Selvaggio, ahimè, sembra invece essere stato davvero trascurato. Ad esclusione di qualche rissa che ammette carte nel tale formato, non abbiamo mai visto interventi particolari per quello che rischiava, davvero, di diventare un grosso calderone – con lo spostamento di carte del set classico nella categoria “Vecchie Glorie” a rafforzare l’impressione -, poco considerato da casa Blizzard. Almeno fino a 3 settimane fa, quando vengono annunciati i nuovi nerf. Due di questi indicativi: Raza e Sghigno. Sono entrambe carte che presto andranno fuori dallo Standard, e mai prima d’ora si era visto un intervento così mirato verso la modalità Selvaggia. Solitamente le carte scomode sono sempre state ignorate in quest’ultimo formato. Sembra essere quindi un piacevole cambio di tendenza da parte della Blizzard.

Il Festival Selvaggio: perché è importante

A conferma – forse – di un modus operandi diverso, pochi giorni fa l’annuncio del “Festival Selvaggio”, una serie di eventi atta a celebrare, appunto, il formato Selvaggio. Non è importante ai fini del discorso la qualità dell’evento, che può piacere o meno a seconda dei gusti, ma è importante che l’evento si faccia ora: infatti, presumibilmente ad Aprile, avrà inizio il nuovo anno hearthstoniano, con conseguente rotazione di alcuni set dal formato Standard: Sussurri degli Dei Antichi, Una Notte a Karazhan e Bassifondi di Meccania. E questi set sono quelli con i quali tanti giocatori hanno cominciato ad approcciarsi a Hearthstone, attirati dalla divisione dei formati. Quando questi set andranno ad arricchire il formato Selvaggio, molti di questi giocatori per continuare a usare questa parte della loro collezione potrebbero avvicinarsi a tale formato. Ed in questo senso va visto l’evento del Festival: far vedere a questi giocatori, e non solo, che la modalità Selvaggia sarà supportata e avrà uno spazio maggiore che in passato, o almeno questo è quello che un po’ tutti ci auguriamo.

Sperando sia solo l’inizio.

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