La casa di carta 3, le prime impressioni sulla nuova stagione!

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Torna dopo un inaspettato quanto clamoroso successo la serie spagnola targata Netflix “La Casa de Papel“.

Le prime due stagioni hanno mostrato lati positivi e negativi, infatti al netto di una sceneggiatura con alcuni scivoloni ed alcuni plot twist ai limiti del credibile “La Casa di Carta” ha intrattenuto milioni di spettatori, unendo all’adrenalina tipica degli heist movie alcuni passaggi da soap opera che tanto appassionano il grande pubblico. È stato grandissimo anche l’impatto avuto sulla cultura pop grazie ai memorabili costumi rossi ripresi dall’Inside Man di Spike Lee e alla maschera di Dalì simile a quella vista in V per Vendetta, oltre ad una colonna sonora eccellente impreziosita dalla indimenticabile “Bella Ciao“.

La celebre maschera di Dalì protagonista indiscussa della serie

Le perplessità riguardo a questa terza stagione erano però tantissime, dopotutto il colpo alla zecca si conclude con la fine della seconda stagione e dato che la serie era stata prodotta come se fosse un’unica stagione autoconclusiva era difficile ipotizzare come questa storia potesse andare avanti, ma si sa, il mondo del cinema e delle serie tv è un business e un modo è stato trovato.

I nuovi ed i vecchi protagonisti della serie

La ricetta vincente delle prime stagioni non viene modificata, infatti dopo un primo episodio interlocutorio e di preparazione la serie riprende a fare ciò che sa fare meglio e cioè intrattenere il pubblico. Il colpo è pura adrenalina, e non interessa a nessuno il fatto che sia esagerato o più probabilmente impossibile, perché la tensione è palpabile in ogni momento, ad ogni singolo passo del piano ti chiedi se i rapinatori ce la faranno oppure se sarà quello fatale, e il tutto è accompagnato da una eccezionale colonna sonora, arricchita anche da brani come You’ll never walk alone, Lonely Boy e Feeling Good che non fa altro che enfatizzare ancora di più ogni singola scena, con i nuovi membri della banda Palermo e Bogotà che non sfigurano e si inseriscono bene nelle dinamiche della serie donando un po’ di freschezza al gruppo.

E mentre il colpo va avanti con picchi di adrenalina fuori si gioca l’interessantissima partita della negoziazione tra il Professore e la Polizia che pende fortemente dalla parte del primo, soprattutto perché l’opinione pubblica come lo spettatore davanti al televisore, è completamente dalla parte dei rapinatori visti come un simbolo di resistenza da parte dei più.

Ed è proprio su questo fattore che si basa la loro forza: il sostegno dell’opinione pubblica, tutta la Spagna tifa per loro, tutta la Spagna li ammira e infatti in diversi passaggi è il popolo o sono le singole persone ad aiutare direttamente la banda nei propri piani mentre le istituzioni sono guardate con scetticismo dal popolo, situazione questa che sempre di più si riscontra anche nella nostra di vita.

Alicia Sierra, nuova “antagonista” de La casa di carta 3

A combattere contro i rapinatori c’è quindi una polizia vista come il male assoluto, estremamente spietata e pronta a tutto pur di catturare la banda, capitanata dal Colonnello Tamayo, personaggio fin troppo simile a Prieto, che fatica a stare al passo con i rapinatori almeno fino all’arrivo di quello che è invece il miglior personaggio introdotto in questa terza stagione ovvero Alicia Sierra: instabile ma al contempo geniale, in grado di mettere in grande difficoltà il Professore ed eccezionale a sfruttare ogni minima debolezza dei rapinatori a suo favore.

Chiaramente i difetti di questa serie tv rimangono ben evidenti a partire da una costruzione ed evoluzione dei rapporti interpersonali tra i personaggi totalmente assurdi e degni della migliore soap opera.

Berlino ed il Professore a Firenze, molti anni prima del colpo alla Zecca di stato

A questa indole si va ad unire però un altro fattore importante e cioè il grande desiderio da parte dei produttori di prendere sul serio la propria creatura, con discorsi profondi e un dramma fin troppo accentuato che va a cozzare pesantemente con quello che in realtà è “La Casa di Carta” ovvero puro intrattenimento, con come unica concessione ammessa il discorso a livello politico dell’importanza dell’opinione pubblica ben costruito lungo tutta la serie, ma che lascia l’amaro in bocca in quanto poteva essere ulteriormente ampliato e approfondito.

Con questo non si vuole assolutamente denigrare il prodotto finale che anche grazie ad un innalzamento del budget ha potuto contare su un comparto tecnico di buon livello, ma si vuole evidenziare come nonostante la grandissima popolarità e le grandi potenzialità della serie essa non riesca a fare un passo avanti e rimanga così solo, se così si può dire, un buon prodotto d’intrattenimento.