Cannarsi ed Evangelion: una vittoria?

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L’adattamento di una serie con una fan base imponente è un lavoro impegnativo e ingrato. Riadattarlo per “correggere” gli errori di gioventù è quello che ha provato a fare Gualtiero Cannarsi su commissione Netflix; ma andiamo con ordine per capire la più grande shit storm dell’estate.

Prologo:

Neon Genesis Evangelion è un’anime del 1995 arrivato in Italia nel tardo 2000 su MTV.
È  stato sia in Giappone che nel resto del mondo uno shock inaudito: strizzava l’occhio al pubblico generalista con una storia apparentemente “easy” con dei Mech che devono combattere entità giganti ed anomale che minacciano il mondo.
Questo è stato lo stratagemma che fece da gancio per parlare in realtà di tutt’altro, con una maturità ed un target totalmente diverso che (probabilmente) non avrebbe mai attratto nonostante un comparto visivo di tutto rispetto. La reale storia è l’evoluzione personale del pilota Shinji Ikari alle prese con dei problemi di relazione col prossimo e dell’auto accettazione (non male per un quattordicenne, no?).

Se non avete mai visto Evangelion ditemi se la storia reale possa attirare la vostra attenzione senza provare angoscia e repulsione per la pesantezza intrinseca di quella breve (e semplicistica) sinossi di poco fa. Certi pretesti sono stati necessari per far digerire ai più un prodotto che, ancora oggi, risulta una perla rara di intuizione e ridefinizione dei confini espansi del medium stesso.

La cornice dove viene ambientato tutto questo psicodramma è un Giappone post apocalittico, con tecnologie avanzatissime ed una civiltà ormai decimata che si è adattata a vivere in una perenne e torrida estate.

Impattante per vari motivi: gli oceani hanno un inquietante color rosso, i pinguini diventati animali domestici, le città hanno meccanismi per nascondere nel sottosuolo tutti i palazzi e altre anomalie distopiche molto marcate.
In tutto questo la popolazione non soffre di questi stravolgimenti ma vive normalmente la routine come se ogni cosa non fosse mai stata diversa. Naturalmente i governi hanno dato delle spiegazioni digeribili per non far diffondere il panico che si sarebbe ovviamente ottenuto per la reale causa (il Second Impact), evento che porta al mutamento così radicale del pianeta.

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Raccontare in poche righe la complessità della storia e dell’ambientazione in cui si muove è semplicemente impossibile, vi basti pensare che la sola visione dell’anime senza un’attenta disamina lascia più interrogativi che risposte.
Preambolo doveroso per mettere sul tavolo solo alcuni elementi che rendono questo anime non solamente un’opera ben realizzata, bensì un reale culto ed un pezzo di storia dell’animazione.

Il fattaccio:

Chi seguì (come me) la prima messa in onda della serie non poteva che avere un’hype smodata per la “seconda nascita” di quest’opera, complice anche un sentimento nostalgico di “ritorno” ad anni passati, anche se per poco.

Le fasi della disillusione/hype per quest’opera hanno seguito un’onda sinusoidale riassumibile in pochi punti:

  • Netflix pubblicherà Evangelion! (Hype over 9000)
  • Netflix riadatterà Evangelion (ma siamo seri?!)
  • Il nuovo adattamento sarà curato dallo stesso team dell’originale italiano (Occhi a cuoricini)

La notizia era parzialmente vera. Cannarsi adattò la seconda parte di evangelion ed è noto per i suoi adattamenti farraginosi delle opere di Miyazaki (Il castello errante di Howl, La città incantata), famosi a loro volta per la spiccata (e inutile) complicazione linguistica e le discutibili traduzioni letterarie.

Qui la preoccupazione iniziò a serpeggiare di bocca in bocca, con l’unica speranza che un lavoro “pigro” potesse scongiurare il peggio.
Abbiamo quindi delle basi per comprendere il perché un adattamento abbia scatenato tanto scalpore e rabbia, tanto da portare Netflix a scherzarci dapprima, per poi rimuovere il doppiaggio italiano e cambiare i sottotitoli.

Gualtiero Cannarsi, fonte immagine: Wikipedia

Per esser sintetici la nuova versione presentava dei seri problemi di ricezione del linguaggio stesso. Molti hanno dovuto attivare i sottotitoli in italiano CON il doppiaggio in italiano e mettere in pausa per capire cosa stessero dicendo.

Altro pomo della discordia sono state le “correzioni” dei termini chiave della serie stessa che hanno fatto storcere il naso praticamente a chiunque. In origine gli “esseri misteriosi” venivano chiamati Angeli (qui Apostoli), i “mech” nomenclati come Eva 00, Eva 01, Eva 02 (qui Unità Prima ecc ecc), Berserk (qui “stato di furia”). Ritradotte con la giustificazione del purismo assoluto della fedeltà. Il termine angelo infatti è un adattamento legittimo ma letteralmente dovrebbe essere “Apostolo”. Ignorando però il titolo del primo episodio, rimasto “L’attacco dell’ANGELO” e di tutte le scritte a schermo che riportano “Angel”, una costrizione alla fedeltà che stride non poco.

Cannarsi ha sempre difeso il suo lavoro a spada tratta durante interviste, video e dichiarazioni. Il suo punto di vista è di un vero appassionato, siamo chiari in questo: è un profondo conoscitore dell’opera, non un traduttore ma un professionista che non ha bisogno di aiuti per comprendere il giapponese, una persona che fa vanto delle sue capacità linguistiche ed espressive anche se arzigogolate e complesse.

Partendo da quest’ultimo punto si può inquadrare la vera catastrofe messa in atto. Un adattatore deve essere invisibile per definizione, lavorare duramente, per poi non esser riconosciuto. Questo perché? Il motivo è semplice: il tuo lavoro è trasporre in un’altra lingua concetti altrui, non tuoi o per come li avresti espressi tu. Una delle frasi che ha fatto corrucciare molte fronti sostituiva la ben più comprensibile “senza alcuna esitazione” con “nessuna recalcitranza”. Il termine è altisonante, aulico e quanto meno fuori luogo vista la concitazione del momento e di chi parla. Poco comprensibile ad un pubblico non ancora avvezzo a certi vocaboli (i più giovani) o chi ha un’alfabetizzazione limitata.

La difesa di Cannarsi su questo e altri adattamenti simili è stata espressa da un pulpito di superiorità e disinteresse. Per sintetizzare a lui non interessa se QUESTO pubblico non comprende la magniloquenza o la forma delle espressioni, un giorno altri lo apprezzeranno. Inoltre per lui il pubblico è un aspetto da considerare ma fino ad un certo punto: l’importante è riprodurre l’opera originale il più fedelmente possibile. Tanto fedelmente che alcune espressioni sono letterali ed inesistenti nella nostra lingua come ad esempio:

Rispetto a questi sacchi di patate sono come la Luna e la lana, solo paragonarli è ingiustificabile verso di lui”

La nuova versione è zeppa di queste frasi che dovrebbero esser comprese all’ascolto, quanto meno nel senso complessivo del discorso e non ad una seconda, terza, quarta visione o rilettura…
Stiamo parlando di un prodotto (per quanto raffinato) che subisce un danno per la mancata immediatezza data dalla fruibilità stessa del mezzo con cui comunica.
Alcune frasi sono diventate virali per la loro costruzione caotica:

“Però quanto a te,  quello che puoi fare che tu, per te qualcosa da poter fare dovrebbe esserci. Non ti costringerà nessuno. Pensa da te stesso, decidi da te stesso che cosa adesso tu stesso debba fare” 

Alcuni linguisti hanno provato a dare una spiegazione a queste ripetizioni del soggetto. In sostanza la costruzione delle frasi cambia da lingua a lingua, dall’ordine degli elementi: soggetto, verbo, oggetto nell’italiano, dove la frase può essere ellittica del soggetto (quindi ometterlo) visto che il verbo sottende chi compie l’azione. In giapponese invece i verbi si coniugano sempre all’infinito e non si ha questa caratteristica; pertanto oltre ad avere un ordine diverso degli elementi (Soggetto, Oggetto, Verbo) deve ripetere il soggetto ed il tempo ogni volta. La morale è che non è stata adattata la frase per la lingua di destinazione ma si ripropone la traduzione uno a uno, o quasi.

Risultato: come fosse Antani con scappellamento a destra. Una supercazzola enunciata con tono sicuro e professionale.

Se state pensando che siano esasperazioni o casi sporadici ed isolati state sbagliando. Durante il doppiaggio alcuni doppiatori hanno minacciato di lasciare il progetto dato che non riuscivano a capire cosa dovesse (o volesse) dire il proprio personaggio, rischiando di rimetterci la faccia per qualcosa di incomprensibile. Non male, vero?

Epilogo:

Il problema è che non si può giustificare in alcun modo: se il lavoro risulta IRRICEVIBILE è semplicemente fatto male. La famosa invisibilità dell’adattatore muore per il protagonismo dello stesso che è riconoscibile e fa parlare tutti i personaggi come se stesso.

La domanda che nasce da quanto accaduto sorge spontanea e mi preoccupa: abbiamo avuto un servizio dalla rimozione di un pessimo lavoro o un fan service che crea un pericoloso precedente? In altre parole questa sommossa popolare (giustificabile in ogni suo aspetto) ha avuto ripercussioni su una produzione artistica facendola rimuovere. Possiamo quindi considerarlo un caso isolato oppure gli artisti (e chi collabora con loro) saranno sotto scacco del gusto del pubblico, spesso superficiale e poco competente per riconoscere la qualità di un prodotto?