PUBG a forte rischio in CINA: “si discosta dalle fondamenta del Socialismo”

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Un nuovo terremoto “virtuale” potrebbe presto scatenarsi con tutta la sua potenza sull’intera scena mondiale dei videogiochi: dalla Cina è infatti giunta la notizia per la quale il celebre e giocatissimo titolo PlayerUnknown’s Battlegrounds è a rischio “ban” nell’intera nazione (a seguito della pubblicazione di un comunicato stampa del China Audio-Video and Digital Publishing Association).
Il fatto riguarda quindi il nuovo videogioco di Bluehole che, secondo la traduzione riportata sul sito bloomberg.com, si “discosterebbe” dalle fondamenta del socialismo e che, per questo, sarà molto probabilmente oscurato nell’intero gigante asiatico.
La notizia rappresenterebbe già di per sé un qualcosa di devastante per una fetta del mercato dei videogiochi che se dovesse trasformarsi in realtà potrebbe portare alla Bluehole (e quindi, probabilmente, anche allo sviluppo stesso del gioco) un colpo di incredibile potenza.

La maggioranza dei milioni di giocatori di PUBG infatti, gioca proprio dalla gigantesca Cina (come dimostrato anche dal Tweet pubblicato poche ore fa da Steam SPY) e non è assolutamente sbagliato pensare che l’oscuramento di questo, applicato anche solo nella Repubblica Popolare, potrebbe letteralmente dimezzare il numero di giocatori attivi (senza considerare poi l’eventuale battuta d’arresto per quanto riguarda anche i NUOVI giocatori cinesi che a quel punto non esisterebbero più).

Cosa ne pensate community? Siete anche voi preoccupati del fatto che una decisione del genere potrebbe, vista la portata della community cinese, minare o comunque anche solo rallentare lo sviluppo di questo nuovo, validissimo e sensazionale titolo?

Marco "Stak" Cresta

Sono un appassionato di videogiochi fin da quando ne abbia ricordo e credo nella bontà del progresso che scaturirà grazie agli eSports anche a livello sociale. L'altra mia grande passione è da sempre stata l'attualità e la storia, motivo per il quale ho concluso il mio percorso di studi con la laurea in Scienze Politiche nell'Università calabrese di Cosenza.

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