Real Overwatch Stories #3: Uprising e l’intervento umanitario

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Bentornati ad un nuovo appuntamento con la rubrica Real Overwatch Stories (le altre puntate le troverete qui) che analizza le similitudini tra la storia di Overwatch e l’attualità. L’articolo di oggi verte su un tema molto caldo e terribilmente recente, quello dell’intervento armato da parte di organizzazioni esterne nei conflitti civili.

È per un caso fortuito che Uprising, a detta di molti il miglior fumetto della serie fino ad oggi, sia uscito due giorni dopo la strage compiuta in Siria con il lancio di armi chimiche sulla cittadina di Khan Sheikhun. Stiamo assistendo in queste ore ad un continuo rilancio della responsabilità di questo atroce crimine di guerra, un vero e proprio ping pong diplomatico fra le due fazioni in lotta nel paese, il governo di Assad spalleggiato dalla Russia e i gruppi ribelli appoggiati da Stati Uniti e NATO. Già in passato l’uso di armi chimiche in Siria aveva rischiato di innescare il meccanismo del cosiddetto “intervento umanitario” americano, cui l’allora Presidente Obama rinunciò all’ultimo secondo. Adesso la comunità internazionale guarda alla situazione siriana con apprensione, mentre le immagini dei bambini soffocati dal gas nervino fanno il giro dei social e dei giornali di tutto il mondo.

L’analogia con Uprising è lampante: 7 anni prima degli eventi di Overwatch, vediamo il comandante Jim Morrison alle prese con lo stesso dilemma che dovette affrontare Obama nel 2013 e che, verosimilmente, si prepara a fronteggiare Trump. È giusto intervenire contravvenendo alla legge internazionale? E quali saranno le conseguenze? Quello di intervento umanitario è, infatti, un concetto estremamente controverso, al centro di molti dibattiti sia in ambito politico che accademico. Ma cosa significa esattamente? Come può essere definito “umanitario” quello che è a tutti gli effetti un atto di guerra? Si usa questa espressione per definire un’azione militare in territorio straniero con lo scopo di proteggere le vite dei civili, minacciate da gravi violazioni dei diritti umani (come omicidio di massa, tortura, deportazione forzata) ad opera del governo. Qual è, tuttavia, il limite superato il quale si fa più danno di quello che si può pensare di limitare? E’ una domanda importante da porsi quando si ha a che fare con situazioni così complesse ed è proprio quello che fa Jim Morrison, preoccupato che Overwatch possa venire usata come capro espiatorio, senza riuscire a fare abbastanza per i civili, umani e omnic, intrappolati a King’s Row.

In questo, Blizzard si dimostra nuovamente maestra nel raccontarci in sole 12 pagine una storia non solo verosimile, ma incredibilmente attuale. Pensateci bene: in caso di guerra civile e ribellione, spesso succede che ad una tirannia si opponga un agglomerato infinitamente vario di realtà locali, spesso caratterizzate a loro volta da conflitti interni. In Siria abbiamo ribelli “moderati” che combattono a fianco di fondamentalisti di Al Qaeda (si, la stessa organizzazione terrorista responsabile dell’11 Settembre e dell’attentato alla metropolitana di Londra) contro l’esercito del dittatore Assad.

A King’s Row, invece, le politiche abusive del governo contro gli omnic hanno causato le proteste vibranti di tutta la comunità robotica, ma gli estremisti del Settore Zero hanno finito per prendere in ostaggio lo stesso Mondatta, l’omnic leader del movimento moderato che lotta per i diritti dei sintetici. E come nella realtà all’ONU si dibatte su come e quando sia giusto intervenire, al quartier generale di Overwatch, nella storicamente neutrale Svizzera, gli eroi dell’organizzazione si pongono le medesime domande. Così vediamo Mercy preoccuparsi per la carenza di cure mediche alla popolazione, un altro grande problema che le migliaia di rifugiati civili in Siria sono costrette ad affrontare ogni giorno. Ed è infine Tracer, che a Londra ci è nata ed è direttamente coinvolta, a convincere il comandante che non si può più stare a guardare.

Come vedete, la parola d’ordine è complessità, nella realtà come nella fantasia.

Ma non finisce qui: come detto, Morrison è dubbioso, ha paura delle conseguenze di entrare in azione contro il volere del governo inglese. Ci viene mostrato che a Londra Overwatch ha un contatto, McCree, che si trova lì “in vacanza”. In realtà, è abbastanza evidente che sia in missione sotto copertura per conto di Blackwatch, protetto da Reyes che fa orecchie da mercante davanti al resto della squadra. E questo particolare, forse passato in sordina di fronte alle origini della celebre frase di Tracer “the cavalry is here!”, è in realtà fondamentale: ci mostra come nemmeno i migliori leader sono in grado di vedere il quadro completo di questo genere di situazione, e dunque di prevederne le conseguenze.

Cosa succederà a King’s Row lo scopriremo l’11 Aprile. Certo è che qualunque cosa aspetti Morrison e i suoi a Londra, difficilmente sarà ciò che si aspettavano. E nel mostrarci questo geniale puzzle di interessi nascosti, posizioni estreme e moderate e intrighi internazionali, la lore di Overwatch si conferma una volta di più un grande esempio di storytelling, con un’attenzione per le tematiche attuali davvero maniacale. In fondo la Storia, quella vera, ci insegna che a pagare il prezzo della guerra sono sempre gli innocenti, e che spesso anche chi vuole proteggerli finisce col causar loro sofferenze indicibili. Una lezione che Overwatch tutta, come sappiamo, ha imparato nel modo più crudele.

Grazie per avermi seguito in questo ennesimo ragionamento sull’attualità e come il nostro FPS preferito ce ne mostri uno spaccato attraverso lo strumento della fantascienza. Nel prossimo episodio di Real Overwatch Stories riprenderemo il discorso lasciato in sospeso (e solo sfiorato oggi) sul tema della ribellione, e andremo ad interessarci di un luogo che, oggi come nel futuro in cui è ambientato il gioco, vive una delle situazioni più difficili del mondo: le favelas Brasiliane.

PER APPROFONDIRE:

Nicholas Wheeler – Saving Strangers: Humanitarian Intervention in International Society (2003) – Uno dei più autorevoli saggi sull’intervento umanitario, che ne valuta i pro e i contro senza prendere una posizione netta

Ridley Scott – Black Hawk Down (2001) – Capolavoro del cinema di guerra, ci mostra le conseguenze terribili per i soldati americani di uno dei più disastrosi interventi umanitaria della storia 

Kareem Khadder – Suspected gas attack in Syria reportedly kills dozens (2017) – Servizio della CNN sull’attacco con armi chimiche contro Khan Sheikhun 

Human Rights Watch – World Report 2016: Syria – Resoconto di Human Rights Watch sulla disastrosa situazione dei diritti umani in Siria