Perché Tracer è l’icona LGBT di cui la community aveva bisogno

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Ieri il fumetto Riflessi, pubblicato sul sito ufficiale di Overwatch, ha svelato l’omosessualità di Tracer, riconosciuta da molti come il personaggio “bandiera” dell’FPS Blizzard. La rivelazione ha causato un’immediata reazione a catena in rete e sui social, come già aveva fatto l’annuncio iniziale che sarebbe stato presto svelato il nome di un eroe LGBT. Qualcuno ha trovato lo specificare l’orientamento sessuale dei personaggi una cosa superflua, che aggiunge poco e nulla alla loro caratterizzazione, qualcun altro ha addirittura parlato di manovra di marketing da parte di Blizzard per cavalcare “l’onda del gender”. La verità è che, comunque la si possa pensare, il fatto che la protagonista a tutti gli effetti del titolo recentemente premiato come Gioco dell’Anno abbia una fidanzata è un evento epocale, paragonabile ad un terremoto nella community dei videogiocatori. La dimostrazione sta nell’immensa mole di commenti, tweet e condivisioni che la vignetta del bacio fra Emily e Tracer ha avuto e dalle feroci discussioni che ne sono scaturite, per la maggior parte incentrate sulla domanda: perché specificare da quale sesso è attratto il personaggio di uno sparatutto online?

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Questo articolo proverà a dare una risposta, ma specifico che si tratta della mia risposta, basata su ciò che vedo e su quelli che sono i miei valori personali, come fan di Overwatch, come videogiocatore e come essere umano. Overwatch ha, fin dal suo annuncio, spinto molto sulla questione della diversità. Questo è evidente per chiunque guardi il roster degli eroi, dove troviamo le più disparate nazionalità ed etnie, che da quanto sappiamo non faranno che aumentare con l’aggiunta di nuovi personaggi. Ma la diversità di cui si parla non è solo razziale, ed è stata affrontata più volte nella lore, dai fumetti ai cortometraggi: al tema più fantascientifico dello scontro tra umani e macchine, che però hanno sentimenti e forse addirittura un’anima, si è passati a quello ben più realistico dell’abisso che divide i diversi ceti sociali. Basta pensare alla storia di Lucio, cresciuto nella povertà delle favelas brasiliane, o a tutto il background di Sombra e la plot su Dorado e i Los Muertos. Per non parlare della diversità in termini di ideali, in un cast dove i veri cattivi sono pochissimi e ogni personaggio giocabile ha i suoi motivi e le sue convinzioni, che possono portarci a schierarci con l’uno o con l’altro, uno stile narrativo a cui la Blizzard ci ha già iniziato con Warcraft ma che qui assume contorni ben più sfumati della divisione in due fazioni, anche grazie ad un’ambientazione più vicina al mondo reale.
Dunque perché la diversità di orientamento sessuale, uno dei temi più caldi dell’attualità, non dovrebbe trovarvi spazio? Una delle critiche mosse alla decisione di rendere Tracer omosessuale è che “la propaganda LGBT non c’entra niente con Overwatch”. Vero, in parte, ma d’altro canto nessuno a Irvine ha mai posto la questione in questi termini e ciò che vediamo nel fumetto lo conferma. Pensateci: in Riflessi troviamo Tracer alle prese con problemi normalissimi, come cercare disperatamente un regalo di Natale all’ultimo minuto e ritrovarsi a mani vuote e costretta a prendere la metropolitana. Tornata a casa con il pacchetto datole dalla bambina che ha salvato dallo scippo, la vediamo sedersi sul divano a fianco della persona che ama per prendere un thè con lei. E quando Emily scarta il regalo e trova la sciarpa, la stessa che Lena aveva visto in vetrina, le salta al collo e le dà un bacio. Questa è una dolcissima scena di vita quotidiana che potrebbe parlare di chiunque, maschio o femmina, eterosessuale o gay, non importa: è una storia sull’amore e sulla sua dimensione più umana, quella di tutti i giorni, fatta di piccoli gesti e grandi disavventure.
E il punto, il bello, è proprio questo: Riflessi non ci racconta l’omosessualità di Tracer, ma ci mostra un frammento della sua vita, una vita in un mondo dove due ragazze che si amano possono stare insieme indipendentemente dal fatto che siano dello stesso sesso. Non c’è propaganda nel fumetto, non c’è né la parola gay, né la sigla LGBT, niente di tutto questo, il tema non viene affrontato affatto.

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Perché, dunque, penso che sia un evento epocale? Perché se nel mondo di Overwatch una storia come quella di Lena ed Emily è la consuetudine, nel nostro purtroppo gli omosessuali subiscono ancora abusi e discriminazioni su larga scala. E questo è vero anche (e in questo caso, soprattutto) nella comunità dei gamer e quella più vasta dei nerd. Blizzard ha compiuto un passo coraggioso nel rendere proprio Tracer omosessuale, perché lei è la bandiera di Overwatch e, sebbene non sia il primo personaggio gay in un videogame, è certamente quello più celebre e significativo. Il messaggio insito nell’ambientazione stessa del gioco, così importante e che ancora in molti, troppi faticano ad accettare, è che andiamo verso un futuro in cui la diversità sarà un valore, non più un limite, e dove ognuno potrà essere sé stesso senza paura di essere discriminato.

Questo è il grido di speranza di Riflessi, un grido dolce, fatto di immagini di quotidianità con protagonisti eroi straordinari, che però in quelle poche pagine sono come noi, alle prese con problemi piccoli ed enormi allo stesso tempo. E la speranza è anche quella che non solo i giocatori LGBT, ma tutti noi possiamo immedesimarci in Tracer ed Emily, che non sono altro che una coppia che scarta regali davanti a un thè caldo alla vigilia di Natale.


Perché Tracer è l’icona LGBT di cui la community aveva bisogno
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