Galio, la storia del Colosso

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Sul sito ufficiale di League of Legends è stata da poco pubblicata la storia del grande protagonista di queste ultime settimane…Galio il Colosso!
Vi auguriamo una buona lettura ed un buon divertimento con questo spettacolare estratto della storia del gigantesco Demaciano!

“Dietro di me, Demaciani! Forse non ve ne siete accorti, ma sono molto grande.”

Fuori dalla scintillante città di Demacia, il colosso di pietra Galio monta una guardia costante. Costruito come protezione dai maghi nemici, è in grado di rimanere immobile per intere decadi, fino a che non si manifesta una presenza magica che lo riporta in vita. Quando si attiva, Galio non perde tempo e assapora il brivido del combattimento e il raro onore di difendere i suoi compatrioti. I suoi trionfi hanno sempre un retrogusto amaro, poiché la magia che distrugge è anche la fonte della sua rianimazione, e ogni vittoria lo fa tornare al suo sonno eterno.
La nascita di Galio risale a dopo la Guerra delle Rune, quando i profughi erano in fuga dalle terre devastate dalla magia. Alcuni raccontano che nelle zone occidentali di Valoran, un gruppo di questi fuggitivi si trovò inseguito da un malvagio gruppo di maghi oscuri. Esausti dopo giorni e giorni senza riposo, i rifugiati si nascosero all’ombra di un’antica foresta pietrificata. Gli stregoni che li avevano inseguiti scoprirono che in quella bizzarra foresta i loro incantesimi non funzionavano.

A quanto pare gli alberi fossilizzati assorbivano il potere magico, e ogni stregoneria si spegneva non appena veniva lanciata. Non essendo più indifesi, i rifugiati impugnarono le loro spade e respinsero i maghi.
Alcuni pensarono che questo santuario fosse un dono degli dei, altri lo interpretarono come la ricompensa dopo un viaggio terribile. Tutti, però, erano d’accordo che sarebbe stata la loro nuova dimora.
Col passare degli anni, i coloni iniziarono a costruire oggetti protettivi con il legno incantato. Un giorno scoprirono che, mescolandolo calce e cenere, si otteneva la petricite, un materiale estremamente resistente alla magia. Sarebbe stato la base della loro nuova civiltà e avrebbe formato le mura del nuovo regno di Demacia.

Per anni, queste barriere di petricite furono l’unica difesa necessaria per proteggere i confini di Demacia dalla minaccia della magia. Nei rari casi in cui si rendevano necessari conflitti oltre confine, i militari si rivelavano sempre forti e agguerriti. Quando il nemico ricorreva alla stregoneria, però, l’esercito errante di Demacia non aveva modi per contrastarla. Gli anziani del regno decisero che, in qualche modo, era necessario portare in battaglia la sicurezza antimagica delle mura. Commissionarono una sorta di scudo di petricite allo scultore Durand, che due anni dopo svelò il suo capolavoro. Era la grande statua alata di Galio. Non era quello che il popolo si aspettava, ma era destinata a diventare essenziale per la difesa della nazione, nonché il simbolo della forza di Demacia in tutta Runeterra.
Ogni volta che l’esercito doveva affrontare una minaccia magica, Galio veniva portato in battaglia. Veniva trasportato con un sistema di leve, cavi d’acciaio e animali da tiro, che trascinavano la grande statua di pietra nel cuore dell’azione. La presenza di così tanta petricite annullava gli attacchi arcani, dando al popolo che un tempo fuggiva dalla magia la possibilità di sfidarla in campo aperto. Molti invasori rimanevano paralizzati anche solo alla vista della sua figura che svettava sopra gli alberi. Era il titano “mangiamagia” che ispirava un intero regno, terrorizzando i suoi nemici. Nel mentre, nessuno aveva pensato alle conseguenze dell’esposizione prolungata della statua a simili dosi di energia arcana…

Lo strano effetto della magia era destinato a cambiare il corso della storia. Demacia era da tempo impegnata in una sanguinosa battaglia con le forze noxiane sui Monti Zannaverde, nella zona settentrionale di Valoran. All’insaputa dei demaciani, Noxus aveva assemblato un gruppo d’élite di maghi guerrieri, noto come il Pugno arcano. Mentre le forze di terra costringevano i demaciani in una grande vallata, il Pugno arcano li bombardò con scintillanti colpi di puro potere mistico. Con somma sorpresa dei demaciani, i proiettili superarono il campo antimagia di Galio.
Per tredici giorni l’esercito demaciano venne massacrato dal nemico. Il morale dei sopravvissuti stava prevedibilmente crollando. Quando tutti avevano perso ogni speranza, sentirono l’ormai troppo familiare frastuono delle esplosioni arcane. Questa volta, però, le esplosioni vennero seguite da un nuovo suono. Un lento e assordante rumore, simile al sordo stridio di due montagne che si scontrano, scosse l’intera vallata. Un’ombra gigante si stagliò sopra le truppe di Demacia che, terrorizzate, si preparavano alla morte imminente.
“Dobbiamo combattere?” chiese una profonda voce dall’alto.
Con grande sorpresa dei demaciani, la voce proveniva dal colosso alle loro spalle. Galio stava parlando e si stava muovendo da solo. In qualche modo la magia che aveva assorbito gli aveva dato vita.

I presenti guardavano a bocca aperta il titano, cercando di capire cosa stesse succedendo. All’improvviso un altro proiettile magico partì verso il campo di Demacia, sulla giusta traiettoria per eliminare i pochi soldati rimasti. Galio si lanciò davanti alle truppe, salvandole e assorbendo l’attacco con la sua colossale figura di pietra.
Galio si girò verso l’origine del colpo e vide cinque piccoli uomini sulle pendici della montagna.
“Maghi nemici! È il momento della violenza!” urlò il colosso.
Mentre si avvicinava alla montagna, i noxiani concentrarono i loro sforzi per incanalare e lanciare abbastanza energia arcana da sciogliere qualsiasi roccia di Valoran. Quando il bagliore svanì, i maghi notarono che il titano era ancora intatto e che i suoi occhi stavano brillando, come se la magia lo stesse nutrendo. Poi, con uno slancio di entusiasmo quasi infantile, Galio raggiunse il Pugno arcano e lo spappolò contro il suolo.

Le restanti forze noxiane si diedero alla macchia e i demaciani sopravvissuti esplosero in un grido di gioia. Tutti volevano ringraziare la sentinella di petricite che li aveva salvati, ma il temibile protettore smise di muoversi, tornando nella posa che aveva sempre avuto sul suo piedistallo.
Tornati in patria, i sopravvissuti iniziarono timidamente a raccontare ciò che era successo alla battaglia della Zannaverde. Il racconto sembrava il frutto della fantasia di uno squilibrato e nessuno era disposto a crederci. Alla fine, persino chi aveva assistito di persona alla trasformazione di Galio smise di parlarne, temendo di essere preso per pazzo. Divenne una leggenda, o forse un’allegoria inventata nell’antichità per aiutare il popolo nei momenti più duri.

Nessuno, in tutti i quattro angoli del regno, avrebbe mai pensato che il colosso continuava a vedere tutto ciò che succedeva intorno a lui. Anche quando era immobile manteneva la sua coscienza, desiderando il momento in cui avrebbe potuto provare di nuovo il brivido della battaglia. Colpire i nemici con i suoi colossali pugni era una grande emozione, ma essere intrappolati in un corpo di pietra era una tragedia.
Costretto a osservare in silenzio, Galio vedeva gli umani che passavano davanti a lui per rendergli onore, come in un sogno lontano e confuso. Non sapeva quasi niente su di loro, ma aveva la sensazione di conoscerli. Non capiva perché ogni tanto gli umani sparivano, col passare del tempo, per lasciare spazio a nuovi corpi dotati di vita propria.

Si chiedeva dove finissero, quando sparivano. Forse venivano mandati in riparazione, come succedeva a Galio dopo una battaglia?
Dopo una delle tante battaglie contro i barbari del Freljord, Galio intravide delle lunghe colonne di uomini che trasportavano delle portantine drappeggiate verso la città. Quando la processione passò davanti a lui, uno dei drappi cadde, rivelando il pallido viso di un giovane soldato. Era un ragazzo che Galio aveva già visto. Il colosso non riusciva a capire come un essere così forte e vivace potesse farsi trasportare così in giro per la città. Galio iniziò ad afferrare la dolorosa risposta alla sua domanda. Gli umani non erano come lui e non potevano essere ridipinti o riparati facilmente. Gli uomini erano creature fragili ed effimere, e solo ora capiva quanto avessero bisogno della sua protezione. Lottare era la sua passione, ma da ora avrebbe dato la priorità alla protezione del popolo.

Da allora, Galio è potuto intervenire in battaglia poche volte, spesso dopo interi secoli di immobilità. La magia ora è più rara di quanto lo fosse in passato, quindi rimane nel suo stato dormiente, a osservare il mondo attraverso i suoi sogni lucidi. La più grande speranza della statua gigante è di ricevere la benedizione di una magia così potente da non dovere mai più tornare a dormire.
Solo allora Galio potrà adempire al suo dovere, quello di combattere e vigilare sulla sicurezza di Demacia.

Fonte: Sito ufficiale LoL

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Galio, la storia del Colosso
Marco "Stak" Cresta

Sono un appassionato di videogiochi fin da quando ne abbia ricordo e credo nella bontà del progresso che scaturirà grazie agli eSports anche a livello sociale. L'altra mia grande passione è da sempre stata l'attualità e la storia, motivo per il quale ho concluso il mio percorso di studi con la laurea in Scienze Politiche nell'Università calabrese di Cosenza.

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