Aurelion Sol, ecco la Bio collegata al Monte Targon!

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“Adulazione. Venerazione. Meraviglia.
Sono tutte risposte valide.

 

Un tempo Aurelion Sol omaggiò il grande vuoto del cosmo con meraviglie celestiali da lui stesso ideate. Ora, è costretto a esercitare il suo straordinario potere al servizio di un impero stellare che lo ha indotto alla servitù. Con un forte desiderio di tornare a plasmare le stelle, se sarà costretto, Aurelion Sol strapperà via le tantissime stelle dal cielo, per ottenere la sua libertà.

L’apparizione di una cometa, spesso, è il presagio di un periodo di sconvolgimenti e inquietudine. Sotto l’auspicio di simili roventi preludi, si dice che nuovi imperi si innalzeranno, antichi mondi crolleranno e anche le stelle stesse un giorno cadranno dal cielo. Tali teorie fanno emergere una verità ancora più stravolgente, ovvero che dietro la radiosità della cometa si nasconda un essere cosmico dai misteriosi poteri.

Questa creatura, ora nota come Aurelion Sol, ha origini antiche risalenti alla prima fusione dei detriti stellari con i mondi. La sua nascita risale alle origini dell’universo; vagò attraverso l’immensità del vuoto, nel tentativo di intrecciare le infinite meraviglie di corpi luminosi che gli avevano regalato piacere e orgoglio.

Un drago celestiale è una creatura astrale e, in quanto tale, è raro che Aurelion Sol possa imbattersi in un suo simile. Mentre nascevano nuove forme di vita nell’universo, una moltitudine di esseri primitivi osservava la sua opera con stupore e contemplazione tali da lasciare senza fiato. Lusingato da questi spettatori provenienti da innumerevoli mondi, fu affascinato dalla loro natura grezza e dalle curiose teorie egocentriche create intorno alla natura delle sue stelle.

Desiderando un legame più profondo con una delle poche razze che riteneva più meritevoli, il drago cosmico scelse quelle più ambiziose in grado di onorare la sua presenza. Queste prescelte dovevano rivelare i segreti dell’universo e si erano già diffuse oltre il loro pianeta di appartenenza. Sono stati composti numerosi versi sul giorno in cui il forgiatore di stelle fece la sua discesa su un piccolissimo mondo e annunciò la sua esistenza alla gente del Monte Targon. Un’immensa pioggia di stelle ricoprì il cielo ruotando intorno a un’imponente figura meravigliosa, ma al tempo stesso raccapricciante. Il corpo della creatura era circondato da scintillanti meraviglie cosmiche. Le nuove stelle brillavano di una forte luce, e le costellazioni si disponevano secondo il suo volere. Stupiti da questi luminosi poteri, i targoniani diedero alla creatura il nome di Aurelion Sol e gli conferirono un dono in segno di rispetto: una splendida corona di gemme stellari, che indossò subito. In poco tempo, però, Aurelion Sol tornò alla sua noiosa opera nella vastità dello spazio. Tuttavia, più si allontanava da quel piccolissimo mondo, più avvertiva la sua vera natura, che lo trascinava via dal suo cammino, indirizzandolo altrove! Riusciva a percepire voci, grida, ordini da tutto l’universo. A quanto pare, quello che aveva ricevuto non era affatto un dono.

Indignato, lottò contro gli impulsi che lo controllavano e tentò con la forza di spezzare questo legame, ma scoprì soltanto che ogni volta che lottava contro i suoi nuovi padroni, una delle sue stelle svaniva per sempre dalla sua volta celeste. Un nuovo potere magico si impossessò di Aurelion Sol, costringendolo a esercitarlo solo per proteggere il Monte Targon. Lottò contro bestie chitinose che affliggevano l’universo. Si scontrò con altre entità cosmiche, alcune le conosceva fin dalla notte dei tempi. Per millenni, affrontò le guerre di Targon, allontanò ogni minaccia e aiutò a realizzare un impero fondato sulle stelle. Tutti questi compiti non valorizzavano il suo sublime talento; dopotutto, era colui che aveva originato la luce nell’universo! Perché doveva assecondare questi infimi esseri?

Con il passare del tempo, per mancanza di cura, il suo splendore di un tempo svanì lentamente dal regno celestiale, e Aurelion Sol si rassegnò all’idea di non poter più godere del calore di una stella luminosa. Successivamente, avvertì un indebolimento del suo patto obbligato. Le voci provenienti dalla corona diventarono più sporadiche, si contrastavano l’una contro l’altra mentre qualcuna diveniva minacciosamente silenziosa. Un’oscura inimmaginabile catastrofe destabilizzò l’equilibrio di coloro che lo tenevano legato. Erano disseminati ovunque e assenti. La speranza gli attraversò il cuore.

Spinto dall’allettante possibilità di diventare libero, Aurelion Sol giunse sul mondo in cui tutto iniziò: Runeterra. È qui che tutto cambierà a suo favore. Ed è qui che tutti i mondi assisteranno alla sua ribellione e, ancora una volta, a ciò che è in grado di fare. Tutti vedranno quello che il destino riserva a coloro i quali lottano per impossessarsi del potere di un drago cosmico.

 

ALBE GEMELLE

Il sole diffuso di questo mondo si nasconde ancora dietro l’orizzonte, sopra una terra primitiva e grezza. Le montagne si contorcono, creando barriere che si allungano e si intrecciano come rami rampicanti lungo una terra desolata. I palazzi, o meglio, quelli che vengono considerati palazzi, non hanno un aspetto imponente, se non rispetto alle bassissime colline sulle quali sono stati edificati. La curvatura del pianeta sfiora le stelle con un’armonia e una grazia che solo pochi abitanti riusciranno mai a scorgere. Sparsi per il globo, tentano di afferrare qualsiasi tipo di conoscenza così ciecamente che il fatto che siano stati conquistati senza neanche comprenderne la situazione, non crea stupore.

La luce ardente che ho accumulato mentre sfrecciavo verso la mia meta designata illumina il mondo sottostante. Vedo tanti gruppi di forme di vita in guerra, spaventati, entusiasti, infilarsi in qualsiasi angolo fertile che riescono a trovare. Guarda come osservano e indicano mentre passo sopra di loro. Ho sentito i nomi che usavano riferendosi a me: profeta, cometa, mostro, dio, demone… tanti nomi, ma nessuno di essi è appropriato.

In una vasta distesa deserta avverto il dolore di un conosciuto potere magico provenire dalla prima civiltà sorta tra questi primitivi. Ecco, un enorme disco solare in fase di costruzione. Alla mia vista, i poveri operai schiavizzati si auto-flagellano e si strappano i vestiti. Gli spietati padroni mi vedono, una freccia infuocata, come un presagio di buon auspicio. Il mio passaggio rimarrà impresso nei loro rozzi pittogrammi incisi su semplici pietre, un omaggio alla grande cometa, la benedizione che il dio del cielo rivolge alle opere sacre… L’unico scopo del disco solare è incanalare la maestosità del sole nelle macchine umane più “prestigiose”, trasformandole in quello di cui il pianeta ha bisogno: più semi-dei mortali. Questi tentativi si ritorceranno contro di loro. Tuttavia, suppongo che avranno vita breve, forse un centinaio di anni, per poi cadere ed essere rimpiazzati da altri.

Dietro di me, vedo il deserto sparire nel buio della notte mentre sfreccio tra le steppe desolate, e poi sulle marroni colline ondeggianti che gradualmente punteggiano di verde. Lo scenario bucolico si ritrae, dando spazio a un campo insanguinato pieno di cadaveri e gente agonizzante. I sopravvissuti continuano a colpire con le asce, emettendo gridi di battaglia. Una fazione è nettamente in svantaggio. Intorno giacciono scheletri umani sulle asce conficcate nel terreno, accanto i guerrieri si agitano e si dimenano. I pochi rimasti in piedi sono circondati da soldati in sella a enormi bestie irsute.

Mi vedono, il coraggio sembra scorrere le loro vene. I feriti si alzano e impugnano asce e archi atterrando i nemici impreparati. Non mi soffermo a osservare l’ultimo scontro in atto perché mi sono trovato di fronte a un simile scenario centinaia di volte: i sopravvissuti scalfiranno l’immagine della mia cometa sui muri in rovina. Fra un centinaio di anni, i loro discendenti sventoleranno la mia immagine e, senza dubbio, si ritroveranno a combattere un’altra simile, tediosa, battaglia. Per l’impegno che dedicano per immortalare e testimoniare gli eventi, ci si chiede il motivo per cui non imparino dai loro errori. È una lezione che io stesso ho dovuto sopportare.

Li lascio lì, ad alimentare quel tetro ciclo di eventi.

La mia traiettoria indica la presenza di altri abitanti. Le loro collettive reazioni sono tipiche: indicano, si inginocchiano, sacrificano vittime vergini sugli altari in pietra. Alzano lo sguardo e vedono una cometa, e non si chiedono mai che cosa ci sia dietro quel corpo luminoso. Piuttosto, la imprimono nelle loro stesse visioni, confondendo lo splendore del mio viso. Quelle poche forme di vita evolute – e resto nel vago – osservano e annotano le mie coordinate in almanacchi scientifici, anziché usarmi come strumento di profezia. È vagamente confortante, ma anche le loro teorie sviluppate sembrano asserire che sono un fenomeno che appare abitualmente con un’orbita. Oh, avrebbero potuto portare a termine delle imprese se solo… Beh, inutile rimuginare sulle possibilità perdute da ingenui terrestri. Non è del tutto colpa loro. Sembra che il progresso abbia avuto difficoltà ad attecchire su questo mondo.

Ma, ahimè, ormai questi esseri primitivi non assistono più a cambiamenti. Le avide energie della mia servitù magica mi ha trascinato per secoli da un mondo insignificante a un altro. E ora, mi ha riportato su questa roccia familiare e sgradevole. La stella, la cui luce si riversa sulla superficie, era una delle mie primissime creazioni, un insieme di amore e radiosità. E come dimenticare quel prezioso momento in cui si è formata in tutta la sua luce, quei colori che solo colui che l’ha plasmata poteva vedere. Come mi manca la nuova energia crepitante di una stella, sentire il suo calore sul mio viso, la sensazione di sentirla scorrere tra le dita. Ogni stella rilascia un’energia unica e preziosa che riflette l’anima del suo creatore. Sono come cristalli cosmici che ardono in segno di protesta contro l’infinita oscurità.

Purtroppo, i ricordi che desidero ardentemente mantenere sono corrotti dal tradimento. Sì, questo era il luogo in cui la gente di Targon mi ha indotto alla schiavitù. Ma non è il momento di pensare agli errori commessi in passato. Queste antiche Incarnazioni vogliono che dischiuda un’altra fenditura… affinché non ostacoli il loro cammino.

La vedo. Un guerriero, solo sulla vetta di una delle montagne più basse, con in mano una lancia di pietre stellari. Mi osserva celando più identità, una semplice particella luminosa che vuole apparire abbagliante. Un fitto ciuffo di capelli ramati le scivola sulle spalle, cadendo su un’armatura dorata che le copre il busto e la chiara carnagione. I suoi occhi, l’unico punto scoperto del viso protetto da un elmetto logorato dalla battaglia, emettono una luce color rosso intenso.

Si fa chiamare Pantheon, la furia bellica di Targon in persona. Non è la prima in questo mondo a indossare il mantello di Pantheon. E non sarà neanche l’ultima.

Il suo luccicante mantello sventola dietro di lei, alza il suo braccio muscoloso muovendolo come se stesse tirando una grande e pesante catena. Strattona le mie redini rozzamente incantate, attirandomi verso di lei, verso la montagna sulla quale si trova. Urla contro di me.

Piange con una voce che mi rimbomba in testa, emessa da quel diadema di gemma stellare maledetto. I suoni si affievoliscono mentre lei mi invade la mente.

“Drago!”, disse, come se fossi un debole mostro alato di fiamme arancioni; come se potessi incendiare un albero solo con un colpo di fortuna.

“Sigilla quel passaggio!”, comandò, indicando con la sua lancia appuntita verso la parte inferiore di un crepaccio roccioso. Non ho bisogno di vedere la turbinosa erosione violacea del mondo sottostante. Prima di giungere lì, riuscivo ad avvertire quel miasma marcio che avvelenava il mondo. Ho puntato i miei occhi su Pantheon. Si aspetta di vedermi cadere ai suoi piedi come un cane al guinzaglio. Ma oggi sarà diverso; ho imparato dai miei errori.

” Drago .” mormoro. “Credi che sia saggio darmi degli ordini rivolgendoti a me in questo modo?”.

Pantheon allentò la presa sulla lancia quasi fino a farla cadere. Fa un passo verso dietro, allontanandosi da me, come se una simile distanza potesse proteggerla dalla mia furia.

“Sigilla quel passaggio!”, ripeté, urlando più forte come se l’ordine precedente non fosse stato sentito. Con quel tono voleva mascherare il tremolio della sua voce. Spinse la lancia verso di me, come se un’arma così piccola potesse perforarmi.

Prima d’ora non avevo mai visto un’Incarnazione del Targon così sconvolta. Non era nella sua natura dovermi ripetere la stessa cosa due volte.

“Mi occuperò di questi orrori a tempo debito, caro Pantheon.”

“Fai ciò che ti ho ordinato, drago!”, urlò Pantheon, “O per questo mondo sarà la fine!”.

“Questo mondo è fallito nel momento in cui Targon si arrese all’arroganza.”

Vedo in Pantheon un miscuglio di rabbia e confusione mentre lotta per aggrapparsi alle mie redini immateriali. Solo ora inizia a percepire ciò che ho appreso. Targon è distratto e non si accorge che il suo potere magico si sta lentamente distaccando da me.

Pantheon urlò di nuovo, ma questa volta non riesco a trattenermi. Il rude incantesimo inizia a impadronirsi del mio volere. Cerco di capire l’origine della rottura, nascondendomi nella valle un tempo verdeggiante, ora soffocata da un insidioso miasma violaceo. Percepisco l’aberrazione della vita delle creature del Vuoto che cercano di perforare il mondo reale, trasmettendo un’invisibile energia che passa attraverso l’etere. Spezzano la barriera che separa il vuoto dai corpi creandosi quell’indesiderato passaggio.

Si avvicinano, abominevoli creature carapaci con più occhi. Cercano di divorare me, la loro minaccia più grande. Nella mia mente riaffiora un’immagine di un fuoco solare che, prima di venire incatenato, io stesso ho alimentato e che una volta accendeva i cuori delle stelle. Lancio raggi di pure stelle infuocate e brucio uno a uno questi abomini, respingendoli indietro verso il loro infinito caotico. Dal cielo cadono pezzi di gusci infuocati. Resto un po’ sorpreso nel vedere che non si sono del tutto disintegrati, ma ancora, le creature del Vuoto non sanno come vanno le cose in questo universo.

Nell’aria, si avverte un senso di pulsante inquietudine. Dall’epicentro della corruzione, sento il desiderio di… mi sento affamato e indomabile, lontano dalla tipica razionalità che avevo con queste creature aberranti del Vuoto. La pulsante piaga dell’universo, si apre e si chiude, distorcendo e deformando tutto ciò con cui viene in contatto. Qualunque creatura che si trovi dall’altra parte, starà ridendo.

Pantheon mi urla un altro ordine, ma non dò peso alle sue parole. Sono affascinato da quest’anomala spaccatura dell’universo. Non è la prima volta che assisto a un simile scenario, ma è sicuramente diverso da tutti gli altri, e non posso far altro se non ammirare quella meravigliosa e terrificante deformazione delle barriere tra i regni. Solo pochi possono comprenderne la complessa natura, ancora meno possiedono l’enorme potere necessario per squarciare l’intelaiatura dell’universo. Dentro di me, so che una piaga così accurata non può essere stata opera di creature striscianti. No. Ci deve essere dell’altro dietro tutto questo. Tremo al pensiero di quale entità sia capace di creare una simile frattura catastrofica. Non ho bisogno che Pantheon mi detti ordini e mi dica cosa fare; tutte le sue richieste mancano sempre di immaginazione. Vuole che scagli una stella verso quella crepa, come se bastasse semplicemente richiudere quella putrida fessura inter-dimensionale per porre fine a tutto.

Questi ottusi semi-dei, sono loro ad avermi catturato?

Bene. Quanto meno, la loro “logica” non si distacca poi così tanto dal pensare che basterà qualche violento prodigio cosmico per rimediare al problema. Nel frattempo, mi porrò come un fedele servitore.

Mi diverte pensare alla mia prossima azione, in parte perché rimarrà impressa nelle loro menti, in parte perché non è male perdere un po’ dell’antico potere. Ma, soprattutto, perché voglio ricordare a qualunque sia la mente che controlla l’invasione del Vuoto, che nessuno può deridere me nel mio piano esistenziale.

Gli elementi di base nell’atmosfera supportano la mia causa, l’accrescimento di un corpo in un’anomalia cosmica. L’ammasso di stelle crescenti esplode su mio implicito ordine. Il risultato è la riproduzione di una della grandiose magnificenze che ardono nelle profondità dello spazio. Dopotutto, non posso far volare una stella completamente formata in questo mondo fragile.

Il luminoso bagliore della stella giovane vola dalle mie mani. È accompagnata da due sorelle, che sono sempre al mio fianco. Ruotano intorno a me in una sorta di danza di luci raggianti, e io attiro verso di noi i loro bianchi nuclei ardenti che divorano i gruppi di nubi interstellari. Ci trasformiamo in una tempesta di stelle, l’incarnazione del cielo della notte, un furioso vortice di stelle infuocate. Evoco violenti vortici di polvere stellare; il calore che emettono è così puro e denso che rovina solo un po’ l’atmosfera di questo mondo, deturpando per sempre la curvatura del pianeta. Fili luminosi di fuoco stellare ruotano al centro della spaccatura. La forza di gravità si dissolve in fasci fluttuanti di colore che quasi nessuno sarà mai in grado di vedere. Il gas che si fonde nei loro nuclei deforma le mie stelle, rendendole più brillanti e roventi. È uno spettacolo mozzafiato, una danza di luci cadenti accecanti e un calore talmente forte che, per un breve attimo, dà vita a nuovi corpi luminosi. Sento un brivido lungo la schiena.

Gli alberi si frantumano. I fiumi svaniscono. Le pareti della valle si sgretolano in valanghe di fumo. Gli instancabili operai stanno innalzando il loro Disco solare, i soldati stanno occupando la collina: astronomi, devoti, gente atterrita, profeti dell’apocalisse, inetti, re emergenti… coloro che, preoccupati, osservano la cometa, assistono alla supernova come se fossero davanti a una nuova alba. In questo miserabile mondo, la mia radiosità trasforma la notte più buia in una luce abbagliante. Quali storie tireranno fuori per spiegare questo fenomeno?

Anche i mie padroni targoniani hanno di rado assistito a una manifestazione simile del mio potere. Sicuramente, nessun mondo terrestre ha mai prodotto spaccature così rovinose come quella della vallata un tempo verdeggiante. Quando avrò finito, non rimarrà alcunché.

Neanche questa incarnazione di Pantheon. Non posso di certo dire che sentirò la mancanza della sua persona o delle sue ridicole urla.

All’indomani della mia scintillante catastrofe, le montagne una volta in fumo non saranno altro che fiumi di detriti lavici che ora scorrono lungo la valle. Sarà questa la piaga che lascerò su questo mondo. Un’ondata di dolore schiacciante mi trapassa il corpo; proviene da quella corona infernale. Sto per pagarne le conseguenze.

Mi muovo di scatto, i miei occhi assistono al triste scenario di una stella morente. Avverto una stretta al cuore. Non riesco a frenare la mia mente. Mi sento travolto da un forte senso di disperazione, una profonda e immediata sensazione di tristezza, come l’improvvisa palpitante consapevolezza di aver perso qualcosa di prezioso, tutto per colpa mia.

Alcune creature che incontrai tanto tempo fa mi chiesero come riuscissi a ricordare ogni singola stella creata. Se solo potessero provare che cosa significa creare una stella, capirebbero l’assoluta banalità di una simile domanda. È quello che provo quando anche una sola delle mie adorate svanisce sprigionando flussi di energia, e con essa, la vera sostanza del mio spirito. Dai cieli, lassù, sento il suono delle campane che ne annunciano la morte. Emette, per l’ultima volta, un bagliore luminoso, in un’eruzione che per un attimo attrae i suoi fratelli e le sue sorelle. Sento il mio cuore spezzarsi, il cielo si placa, nella punizione brutale di scagliare il mio potere contro qualcuno di Targon.

Un sole è il prezzo di un solo Pantheon. È il costo della mia furia scatenata. È questa la rozza magia che devo affrontare.

In pochi secondi, hanno ripreso il controllo su di me, chiedendomi un nuovo incarico. Su nessun altro mondo sono stato esposto a una simile libertà, indipendentemente dalla sua fugacità. In più, è ciò che ho imparato dai loro errori. Una parte di me è libera adesso, e in futuro, tornerò su questo mondo, entrerò in questa misteriosa fonte di energia e mi libererò del tutto dalle catene.

Mi fonderò con l’essenza della guerra, aggrovigliandomi e contorcendomi all’interno di ricettacoli umani sparsi per i cosmi. Non ero felice di perdere la personificazione umana di questo mondo. La nuova anima condannata a diventare la successiva riproduzione di Pantheon è stata già scelta; un guerriero dei Rakkor, una tribù ancorata ai piedi del monte Targon, risucchiandone il potere come sanguisughe. Un giorno, dovrò incontrare la nuova incarnazione di Pantheon; forse imparerà a trovare una nuova arma e abbandonerà quella ridicola lancia. Percepisco il peccato celestiale di Pantheon, diffuso tra i cosmi. Per una volta, tutta la loro attenzione era rivolta a questo mondo, quando una delle Incarnazioni terrene fu volatilizzata dalla sua stessa arma. Provavano confusione mista a una crescente disperazione mentre si battevano l’un l’altro per riprendersi il controllo su di me. Quanto avrei voluto vedere i loro volti.

Mentre mi lancio dal centro gravitazionale di questo mondo, Runeterra, avverto una sensazione mai percepita da Targon:

il terrore.


Aurelion Sol, ecco la Bio collegata al Monte Targon!
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