Gwent come esempio per il futuro dei giochi competitivi

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Salve a tutti, qui è Paesano,
Anche oggi parleremo di Gwent, ma vedremo di come la scelta di CDProjektRed sia un possibile esempio di come potrebbero essere in futuro i videogiochi competitivi, quando gli esport saranno la normalità.
Tutto questo analizzando la modalità Gwent Arena e il gioco a cui siamo abituati.

Analisi Gwent Arena

Da poco la CDProjektRed ha ufficializzato la nuova modalità di gioco: Gwent Arena (descrizione della nuova modalità qui).
Finora abbiamo conosciuto Gwent come un gioco basato sulle sinergie delle varie carte, di ogni rarità e per ogni fazione, ma analizzando il funzionamento di Gwent Arena è evidente che queste non saranno così presenti e che la forza delle singole carte (intesa come prestazioni della carta e non solamente del suo punteggio Forza) farà da maestra nella nuova modalità.
Le carte tra cui scegliere, usciranno randomicamente e nello stesso modo sarà scelta la rarità delle carte. Escludendo la capacità di gioco dei singoli giocatori, molto dipenderà dalla carta che si potrà scegliere e dall’RNG.
Questa nuova modalità risulta essere basata sulla spettacolarità e il divertimento che offre l’RNG, il tutto miscelato con quella che è la base di Gwent.

Gwent e il competitivo

Al contrario della modalità Arena, Gwent è impostato sulla scelta della sinergia migliore, difficilmente counterabile e/o con facile attuazione.
CDProjektRed, inoltre, dalla sua primissima proposto del gioco, ha sempre mostrato quale fosse la sua idea di competitivo: cercando di bilanciare, sempre più, fazioni e carte singole, così da avere il gioco pronto per l’esport e per tutto ciò che ne seguirà (e-Olimpiadi?).

Perchè la modalità Arena?

Se Gwent è un gioco gioco impostato sul competitivo, perchè fare una nuova modalità Arena, basata su “principi” diversi?
Perchè Gwent, rimane pur sempre un gioco e in quanto tale, per rimanere attivo, necessita di giocatori.
Ascoltando i pareri della community, come solito fare, la CDProjektRed ha avuto un’ottima idea che potrebbe essere d’ispirazione ed esempio per molte altre case di sviluppo che, come la compagnia polacca, puntano agli esport: dividere il competitivo dalla modalità che ha come scopo il mero divertimento, mantenendo così il gioco solido e senza rovinarlo cercando di unire le due cose. Atteggiamento che siamo abituati a vedere nella maggior parte dei titoli videoludici competitivi.
Tutti i giocatori hanno il diritto di divertirsi e di scegliere come farlo: sia chi sceglie la competitività, sia chi sceglie le modalità più randomiche.
Chissà che qualche giocatore della seconda categoria non si sposti nella prima, dopo essersi avvicinato al gioco nel modo più “scemplice”.

Come al solito vi auguro un buon divertimento e vi invito a dire la vostra.
Paesano


Gwent come esempio per il futuro dei giochi competitivi
Eugenio "Paesano" Fofi

Appassionato di giochi e videogiochi fin da bambino. Passione trasformata in informazione, studio e competizione. Giocatore di giochi di carte on-line e non, di sparatutto e Moba. Obiettivo: far conoscere e valorizzare gli e-sports, spesso sottovalutati o addirittura sconosciuti

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