La dipendenza dai videogiochi ufficialmente riconosciuta come malattia dalla WHO

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La World Health Organization intende promuovere contromisure in tutto il mondo, ADD tra le possibili cause della dipendenza

Ieri la World Health Organization, l’organizzazione internazionale che si occupa di monitorare la salute globale, ha dichiarato che la dipendenza dai videogiochi è una vera e propria malattia. Ci si aspetta che i metodi di trattamento possano essere standardizzati ed entrare in vigore entro il primo gennaio del 2022.

Per molte persone questa scelta è quantomeno discutibile, ma una cosa non si può negare: con l’evoluzione del mercato videoludico e la grande popolarità di alcuni titoli gratuiti come Fortnite non c’è da stupirsi se molte persone, prima “impermeabili” ai videogiochi per mancanza di un pc performante o di una console, ora si possono sbizzarrire con questo hobby e, perché no, rimanerne dipendenti.

Un altro grande fattore che influenza la propensione a divenire dipendenti è l’ADD-ADHD, il disordine da deficit dell’attenzione già collegato con molti studi alla dipendenza da Internet e dallo smartphone. Dal 1997 al 2016 i casi accertati di queste patologie sono in netta crescita, dal 6% al 10% nei bambini ed adolescenti statunitensi. Una patologia che interessa maggiormente i maschietti, che infatti sono anche i soggetti maggiormente a rischio di rimanere intrappolati in questo tipo di dipendenza.

Per i produttori queste notizie non possono che essere negative. Già in alcuni stati, come la Cina, alcune compagnie hanno deciso di limitare l’uso dei loro titoli mobile a poche ore al giorno per i giocatori più giovani. Su Arena of Valor, ad esempio, i minori di 12 anni non potranno più accedere al titolo dopo le nove di sera, e pare che il governo cinese, come in molti altri casi, sia stato promotore ufficioso di questa decisione.

In ogni caso, la dipendenza dai videogiochi è un argomento che da appassionati non possiamo più tenere nascosto sotto il cassetto. Sia che si tratti di casi mediatici eclatanti, come quello del giocatore ventiquattrenne che perse la vita dopo una sessione di 19 ore su WoW, sia che queste situazioni siano meno gravi, dobbiamo guardare con occhio critico la situazione e lavorare insieme alle organizzazioni della salute per scongiurare ogni futuro problema.

Se pensate di avere un problema di dipendenza o se conoscete qualcuno che potrebbe averlo, non esitate a rivolgervi ad uno psicologo professionista. Se pensate di avere un problema di attenzione potete leggere qualcosa di più su questa pagina dell’Istituto di Neuroscienze, ma la scelta migliore è sempre comunicare con il vostro medico.

Questo consiglio è personale: non abbiate paura. Io stesso soffro di ADHD, e sia la mia famiglia che la mia partner mi hanno sostenuto e mi sostengono tuttora. Parlatene con amici e parenti, e non dimenticate che ci sono professionisti che vi aiuteranno senza giudizi e senza pregiudizi. Io, dal canto mio, vi posso solo augurare una cosa:

Good Game, Have Fun.


La dipendenza dai videogiochi ufficialmente riconosciuta come malattia dalla WHO
Gabriele "theGabro" Colombi

Nerd. Amante di giochi e videogiochi, Gabriele spende la sua infanzia tra un monitor e una console, e all'università scopre il fantastico mondo degli eSport. @theGabro_ su Twitter.

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