Il passato, il presente ed il futuro degli eSports: la parola a Simone Akira Trimarchi!

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Proseguiamo la serie di interviste riguardo la tematica sport tradizionali ed eSports con un nuovo eccezionale ospite: siamo lieti ed orgogliosi di mostrarvi l’intervista che Simone Akira Trimarchi, professionista italiano del competitivo di Starcraft, ci ha recentemente concesso con tanto entusiasmo!
Con Simone abbiamo voluto toccare tanti argomenti ai quali ha sempre risposto con moltissima minuzia e precisione…siamo partiti dal presentare l”uomo” ed il “giocatore” per poi arrivare all’Akira “giornalista” e rappresentante del settore durante un recente intervento al Parlamento Europeo.
Ovviamente non abbiamo tralasciato alcuni importanti punti come il rapporto tra atleta ed atleta eSportivo o come il fatto che, vi sembrerà assurdo scoprirlo solamente oggi, l’Italia ha ospitato, più di 10 anni fa, un’edizione del World Cyber Games nella città di Monza!

Sperando che tutto questo sia di vostro gradimento e che, come sempre, questi scambi possano fornirvi nuovi contenuti da riportare all’interno della discussione relativa agli eSports, vi auguriamo una buona lettura ed un buon divertimento!

Ciao Simone e benvenuto su Powned! Prima di ogni altra cosa, presentati alla nostra community: chi è Akira?

Ciao Stak! AKirA è prima di tutto un padre di due figli: l’attività per cui ora utilizzo la maggior parte del mio tempo è infatti crescere i miei due bambini, 5/mezzo e 3 anni che si chiamano Francesco e Luca. Diciamo che in passato sono stato molto skillato nei videogiochi e sapevo micrare una dropship in Starcraft meglio dei miei avversari, oggi invece mi ritengo skillatissimo con i pannolini, con l’insegnamento dell’andare in bici senza rotelle e così via 🙂 Per il resto ho 39 anni, vivo a Roma, sono appassionato di Videogiochi, non solo competitivi, musica (strimpello qualche strumento), cinema, Magic The Gathering e calcetto.
Comunque, cercando di farla breve e non annoiare nessuno (bugia: non sarà breve, mi spiace per voi): questo è ciò che ho fatto negli esport/videogiochi.

Sono il primo campione italiano di Starcraft che l’Italia ha mai avuto (qualificato come primo ai WCG 2001) e poi campione anche di Warcraft III e Warhammer 40k. Dopo essere salito sull’aereo per Seoul sono tornato con la consapevolezza di voler campare di videogiochi e quindi ho cominciato a scrivere diventando il primo “giornalista” (virgolette sono d’obbligo, non ho alcun tesserino) ad aver mai scritto di esport, grazie alla mia esperienza di quasi dieci anni su GMC la rivista di videogiochi più venduta dell’epoca. Ho partecipato a varie trasmissioni televisive (L33T, GXT Calcio, Gameland), ad ognuna con ruoli diversi e nel 2005/2006 sono diventato anche il primo caster a ricevere uno stipendio in Italia agli albori delle telecronache dei videogiochi in streaming. Facevo il caster quando non esisteva twitch e mandavamo i game, con ESL (di cui ho castato e presentato TUTTI gli eventi dal primo Intel Friday Night all’ultima finale EPS al Tim Tribù Village di Milano), in streaming con windows media player… bei tempi. Sono anche stato il caster, l’unico a coprire tutti i giochi, del World Cyber Games 2006 di Monza, cioè dell’evento più grande mai organizzato in Italia, così come di The Gameland, svoltosi a Roma, uno dei più grandi eventi internazionali dedicato ai giochi per console del mondo. Tra le altre cose ho fondato un blog, insidethegame.it, fondato un clan (ops, ORG) che ha fatto la storia del movimento, i SOL, e fatto lo youtuber quando ancora non esisteva questa parola (guardare le date dei miei video per credere: https://www.youtube.com/user/lSoLlAKirA).

Al momento comunque lavoro come Digital Marketing Manager per redBit games, una start up romana che lavora nel mercato del mobile gaming, scrivo per Wired.it e Everyeye, ho una pagina facebook dove mi diverto a fare video o a tirare fuori foto ricordo, e quando mi chiamano a castare lo faccio ancora molto volentieri come agli Italian esports open.
Ho concluso, vostro onore (scusate la lunghezza).

A livello di eSport, sei indiscutibilmente un nostro ambasciatore: come descriveresti le tue esperienze internazionali?

Parli della mia presenza al parlamento europeo come moderatore del primo panel riguardante l’argomento mai fatto? Beh si, ci sono tante prime volte nella mia carriera 🙂 Che dirti, è stata un’esperienza magnifica che tra l’altro mi ha insegnato molto e fatto riflettere su tanti argomenti che, nonostante il mio trascorso, erano davvero nuovi. Se c’è un aspetto che non ho mai approfondito dell’esport, infatti, è l’aspetto legale/istituzionale. Purtroppo ho sempre pensato che per far crescere il movimento bisognasse spettacolarizzarlo e farlo conoscere: mi sono sempre impegnato quindi da questo punto di vista tralasciando molte domande che invece sono fondamentali.
Al parlamento europeo sono proprio uscite fuori queste domande: come si regola qualcosa che vuole diventare uno “sport” riconosciuto ma che in verità è un prodotto? Come si difendono gli “atleti” dalle società che sviluppano videogiochi competitivi e dal loro, ovvio, obiettivo di profitto? Quanto è importante uno standard per quest’industria e si potrà mai arrivare ad imporne uno a livello istituzionale?
Sono tutte domande che aspettano ancora una risposta e questo dibattito, iniziato con i più importanti stakeholder del continente al parlamento europeo, è destinato a durare molto a lungo.
Se il movimento vuole spiccare il volo e diventare mainstream, però, ha assolutamente bisogno di molta attenzione ai punti sopra trattati e onestamente ci sono persone più titolate di me in Italia che stanno portando avanti, con passione, determinazione e tanta professionalità, questa battaglia.
Per quanto riguarda la mia presenza al panel, ripeto, non ero chiamato a parlare ma solo a moderare: come si richiede di solito ai giornalisti. Ho portato la mia esperienza e la mia emozione a quell’evento, ricevendo tanti apprezzamenti e strette di mano, ma preferisco appunto non esprimermi sugli argomenti trattati in quanto alcuni non sono di mia competenza.
Certo è stato davvero incredibile pensare a dove mi ha portato quella prima partita a QuakeWorld in multiplayer fatta in una sala lan romana (Pandora’s box, ormai chiusa) nel ’96 insieme ai miei compagni di classe.

E per quanto riguarda gli eSports in Italia? Come vedi e cosa hai da dire sulla nostra scena?

Wow, qui cominciano le domande difficili. Fortunatamente ho una risposta pre-fabbricata che è propria di tutte le persone indipendenti e dotate di senno che operano in questo ambiente.
In Italia c’è molta frammentazione. I vari stakeholder al momento presenti (ne stanno entrando però tantissimi nuovi, attenzione) non hanno capito che se io genero un utente al mio torneo, quello è un utente che un giorno potrà partecipare ad un altro evento, guardare lo streaming di un altro brand, giocare ad un videogioco di un altro publisher, leggere l’articolo di un altro sito e VICEVERSA. L’importante è aver creato un nuovo utente/appassionato di esport.
La concorrenza è giusta e sacrosanta e serve per far crescere il settore ma, in uno stagno così piccolo, la collaborazione e soprattutto il rispetto tra le varie parti dovrebbe essere all’ordine del giorno proprio per permettere un’evoluzione più veloce. Questo mi sembra succedere poco, molto poco, e la motivazione è, forse, l’appeal agli occhi dei vari sponsor. Anche su questo vorrei cercare di fissare un concetto: gli sponsor non sono finiti, ma anzi ce ne sono tanti, tantissimi, che si possono convincere ad entrare nonostante la loro provenienza non endemica. Quindi perché farsi il sangue amaro rubandosi le iniziative uno con l’altro? Cerchiamo di creare nuove iniziative, dal nulla magari, unendo le forze, tutto il settore ne beneficerà.

E soprattutto lodiamo quando si può lodare l’iniziativa di un concorrente invece di criticarlo esponendo i suoi nei!
Non so se volevi questo tipo di risposta alla domanda ma ecco è il messaggio che mi sento di lanciare.
Voglio però fare una precisazione doverosa: io non so come si gestisce un’azienda e onestamente il mestiere dell’imprenditore è uno dei pochi che NON FAREI MAI. Troppa pressione. Se ho delle persone che contano su di me e sulle mie scelte per campare e crescere le loro famiglie, non ho veramente idea di cosa mi passerebbe per la testa. Prendete quindi le mie parole come quelle di un addetto ai lavori un po’ “facilone”, perché io con budget e conti non mi sono mai scontrato, come tutti voi che commentate a caso, del resto. Tutto questo per dire che sicuramente c’è un motivo dietro le scelte fatte in passato dalle aziende e dagli sponsor del settore, un motivo che sembra facilmente criticabile da chi non è veramente addentro a certe logiche aziendali… come il sottoscritto appunto 🙂

Sei stato chiarissimo, come sempre. Ma continuiamo con le domande ostiche…un pregio ed un difetto della scena esportiva italiana.

Il pregio è avere degli appassionati che sono davvero dei bravi ragazzi. Ho conosciuto tanta gente (4 generazioni di gamer, direi) durante i mie anni di attività ed ogni volta mi stupisco dell’educazione dimostrata, della voglia di costruire, della curiosità.
Il difetto invece è che le community sono veramente a compartimenti stagni. Un giocatore di LOL si interessa solo della sua disciplina così come uno di CS e ognuno crede che “il suo gioco” sia più figo, più difficile semplicemente migliore. Perché non si riesce a guardare e supportare, almeno gli italiani o i compagni di clan, impegnati in altre scene? Perché, anche se non mi interessa e non capisco il gioco, non mi metto neanche a guardare uno streaming? Questa è una cosa che all’estero è totalmente diversa, ve lo posso dire per esperienza vista la quantità di eventi che ho fatto fuori dall’Italia, e che nel nostro Paese è sempre esistita.
Mi ricordo la mia prima telecronaca mai fatta per ESL era di Warcraft III e nel pubblico c’erano solo i player di CS che dovevano giocare di lì a poco. Era un continuo insultare e deridere giocatori e caster… fino a quando non mi tolsi le cuffie e microfono e mi misi a discutere con i più facinorosi. Bel battesimo del fuoco 😉

Recentemente il CIO ha parlato di eSport. Sulla vicenda tu che posizione hai preso? Gli eSport sono paragonabili agli sport? E perchè?

Su questo argomento veramente si sono ricordati di me in massa e ho dovuto dividermi tra palinsesti televisivi e cartacei per dire la mia. E ora anche tu Stak vuoi la mia risposta nonostante il tuo ottimo articolo (anzi ne hai fatti due… il migliore è quello con l’intervista a Nicola Marconi).
Onestamente il mio pensiero l’ho scritto per filo e per segno qui, per chi vuole approfondirlo: cliccate qui.
Riassumendo, stavolta davvero brevemente: per me no, gli esport non sono paragonabili agli sport tradizionali ma non per il motivo che pensano tutti, cioè la mancanza di attività fisica, ma perché sono dei prodotti con un proprietario che decide tutto e non dei giochi liberi per chiunque e indipendenti da ogni tipo di marketing. E’ come se giocassimo una partita a calcetto e la palla non fosse nostra ma di Nike che, da un momento all’altro, decide come quella palla deve comportarsi da lì in avanti.
Discorso diverso se mi si chiede un parallelismo tra cyber-atleti e atleti normali: lì effettivamente ci vedo tante similitudini. Stessa abnegazione per riuscire, stesso spirito di sacrificio per allenarsi, stessa voglia di competere.

Ti piacerebbe vedere gli eSports alle Olimpiadi? O preferiresti un qualcosa di parallelo

Assolutamente NO! Gli esport non hanno bisogno delle olimpiadi al limite sono quest’ultime ad aver bisogno degli esport. Come esistono le Paralimpiadi dovrebbero esistere, magari nella stessa venue e con lo stesso coverage, le olimpiadi dei videogiochi. Però se facessero una cosa del genere poi non riuscirei ad aspettare ogni volta 4 anni per tifare Italia… ahah!

Direi che è perfetto Akira. Ti voglio ringraziare di cuore per questa intervista e voglio augurarti a nome mio e di tutta la struttura che qui rappresento i nostri migliori auguri! A te l’ultima parola per le conclusioni! 

Ovviamente come conclusioni vorrei ringraziare te Stak per lo spazio, davvero tanto, concessomi e tutti coloro che mi seguono e fanno il tifo per me nelle mie varie iniziative o tornei (si, gioco ancora competitivamente, a Magic però perché non ho 8 ore al giorno per spaccarvi il BIP a Stacraft II). Senza tutto questo affetto, onestamente, avrei smesso da tanto tempo di fare qualunque cosa. Grazie infinite anche a tutti coloro che hanno letto questa intervista!!! E’ stata lunga ma spero vi sia piaciuta!

Marco "Stak" Cresta

Sono un appassionato di videogiochi fin da quando ne abbia ricordo e credo nella bontà del progresso che scaturirà grazie agli eSports anche a livello sociale. L'altra mia grande passione è da sempre stata l'attualità e la storia, motivo per il quale ho concluso il mio percorso di studi con la laurea in Scienze Politiche nell'Università calabrese di Cosenza.

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