La eSerie A sta arrivando: ma è davvero quello che ci aspettiamo?

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Tra speculazioni e voci di corridoio: come sarà la futura eSerie A? Un resoconto della situazione attuale, di cosa sappiamo finora e della potenziale struttura competitiva.

I continui rumor sulla possibile eSerie A hanno indubbiamente acceso l’estate 2019 degli appassionati italiani di esport. Non solo gli amanti del calcio e di FIFA o PES, storicamente e numericamente schierati più a favore del primo, ma per tutti coloro che seguono l’esport italiano.

L’arrivo di un campionato così strettamente legato al calcio rappresenterebbe infatti una svolta epocale, nonché il riconoscimento ufficiale dell’esistenza del gaming competitivo da una istituzione, anche mediatica, come la Serie A. Non mancano già gli esempi di club di calcio che hanno deciso di investire negli esport, perlopiù su FIFA, facendosi rappresentare dai migliori giocatori italiani. 

La Sampdoria con Mattia “LoneWolf” Guarracino è sicuramente stata precursore e pioniere di questo potenziale cambiamento epocale. A stretto giro di tempistiche entrò anche la Roma, grazie anche alla partnership strategica con i Fnatic: due eccellenze, sportiva e esportiva, legate anche da vincoli parentali.
Poi, lentamente ma con costanza, si sono aggiunti Empoli, Parma, Bologna, Perugia e altri club: chi con entrambi i piedi, chi con metà pollice giusto per saggiare l’ambiente, come in estate sul bagnasciuga per controllare la temperatura dell’acqua prima di tuffarci.

Non sono ovviamente mancati anche esperimenti falliti. Il Genoa ci ha provato per ben tre volte, di cui la prima con i compianti TeS Esports: fu addirittura il primo club italiano, e finora unico, ad avere un team di League of Legends.
La partnership durò un imprecisato breve periodo ma colpì soprattutto il fatto che a distanza di dodici mesi per ben due volte il Genoa provò a riaffacciarsi, cercando tramite un torneo dal vivo di trovare il giocatore che rappresentasse i grifoni.
Così come il Cagliari: presentazione in pompa magna della collaborazione con la sezione competitiva di FIFA degli Inferno Esports. Appena qualche mese e poi tutto è svanito.

I club italiani realmente coinvolti sembrano molto pochi rispetto all’enormità delle venti squadre che compongono la Serie A e all’orizzonte non si avvistano grandi rivoluzioni numeriche in arrivo.
Vero è che l’interesse cresce nel tempo e lo dimostrano le voci riportate dall’ANSA secondo cui i due ex-compagni di squadra alla Roma Daniele De Rossi, oggi al Boca Juniors in Argentina, e Alessandro Florenzi, in odore di lasciare Trigoria, avrebbero investito in quote dei Mkers, una delle più importanti realtà esport italiane che vanta importanti risultati internazionali su più titoli.

Un segnale importante, e atteso, è arrivato anche dalla Juventus che ha stretto un accordo con Konami per cedere i propri diritti su nome, logo, stadio e volti dei giocatori: un’esclusiva che ritroveremo sul prossimo PES2020, mentre FIFA20 dovrà accontentarsi del Piemonte Calcio. 

Nasce così un’altra questione fondamentale da considerare: quale simulatore di calcio utilizzare per la eSerieA? U
na domanda che non ha ancora trovato risposta e che ha spesso diviso i videogiocatori, anche a livello italiano, nonostante nel nostro paese la maggioranza si sia espressa a favore del titolo di Electronic Arts, almeno finora. La guerra delle licenze, tuttavia, non aiuta certo a realizzare un campionato onnicomprensivo.

La già citata Juventus, l’Inter e il Milan hanno un accordo di partnership con Konami che le escluderebbe da un’ipotetica eSerie su FIFA. Al tempo stesso PES non avrebbe lo stesso appeal da un punto di vista mediatico: gli appassionati di calcio virtuale sono massivamente più legati al primo piuttosto che al secondo. Basti pensare a personalità come Nicolò “Insa” Mirra, il già citato Mattia Guarracino, Daniele “Prinsipe” Paolucci: tutti videogiocatori professionisti di FIFA ma anche influencer che su Youtube vantano rispettivamente 25.000, 67.000 e 195.000 iscritti. Numeri stratosferici rispetto a PES, soprattutto se consideriamo che sul titolo Konami abbiamo il miglior giocatore al mondo nella storia di PES, se confrontati con quelli di Ettore “Ettorito97” Giannuzzi, due volte campione del mondo e sei volte finalista mondiale. 

La domanda allora sorge spontanea. Che senso avrebbe una eSerie A con tutte queste problematiche?
La risposta, seppur brutale, è ovvia: non sarà probabilmente la eSerie A che ci immaginiamo.
Inutile pensare di replicare totalmente la massima serie del calcio italiano: il modello da ricerca è un altro e arriva dalla Spagna. L’LVP, la Liga de Videojugadores Profesional, ha realizzato il campionato ufficiale della Liga, chiamandolo semplicemente eLiga.

L’LVP è il tournament organizer più accreditato nella penisola iberica e, ormai, del mondo latino in generale con estensioni persino nel Regno Unito dove si è assicurata la gestione della Regional League di League of Legends. Problemi simili ai nostri, in Spagna, dove il Barcellona, giusto per citarne uno, è global partner di Konami: ergo non potrebbe ufficialmente partecipare. Se poi si esplora la competizione sul sito ufficiale, si può notare che il numero di club ufficialmente rappresentati da un videogiocatore è di 8 su un totale di 20. Senza dimenticare che anche un italiano ha partecipato alla eLiga: Diego “CrazyFatgamer” Campagnani, del Team QLASH. Di certo non è la vera eLiga, così. Ma è un problema?

Secondo i rumor più insistenti la futura eSerie A sembra essere stata affidata al duo InfrontPG Esports, due realtà ben conosciute nei rispettivi campi d’appartenenza: i media il primo e l’esport come Tournament Organizer il secondo. E storicamente, anche per il PG Nationals, PG Esports si è ispirata proprio all’LVP spagnola, da tre anni indubbiamente il punto di riferimento per chi vuole trasformare l’esport nel perfetto connubio tra spettacolo e competizione.

Qualora fossero confermate tali indiscrezioni, per cui non esiste in alcun modo alcuna ufficialità, è chiaro che ciò che ci aspetta non è la SerieA totalmente migrata in un campionato parallelo di videogiochi bensì un campionato aperto a club di calcio, squadre sportive e organizzazioni esport con il marchio riconosciuto della Serie A e l’approvazione della Lega Calcio che ne detiene diritti e gestione.
Così accanto a Bologna, Parma e Sampdoria, ed eventuali nuovi arrivi, potremmo avere QLASH, Outplayed, Pro2Be, Mkers e tutti quei nomi di squadre esport che abbiamo imparato a conoscere negli anni.

Una soluzione che risolverebbe anche il problema del videogioco da utilizzare come base: perché scegliere quando è possibile usarli entrambi? Nulla vieterebbe, come infatti confermano alcuni rumor, che il campionato si possa disputare sia su FIFA che su PES: due tornei separati che eleggono il proprio campione. Se non fosse per una “piccola” questione: data la sua ormai famosa mania per il controllo ossessivo-compulsivo, siamo sicuri che EA concederebbe alla Lega Calcio la possibilità di fare un torneo su FIFA sapendo che lo stesso torneo si svolge anche con il gioco suo acerrimo rivale?

Lo stesso discorso si applica anche alla Serie B che ha mandato più di un segnale in merito al voler creare il proprio campionato esport. Perché hanno capito, come ha affermato tempo il presidente del Napoli De Laurentis, che i “giovani d’oggi preferiscono giocare a Fortnite piuttosto che vedere la partita di calcio.”
Perché allora non coniugare i due mondi e creare una connessione tra le nuove generazioni, il loro mondo fatto di social e streamer, e il calcio giocato? Come dire: se non puoi batterli, unisciti a loro.

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