warzone competitivo

Warzone è un titolo competitivo. Necessita perfezionamenti, ma è competitivo.

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Warzone & Competitivo – Nel corso delle ultime settimane sono aumentate a dismisura le discussioni circa il reale livello di competitività presente nel battle royale di Call of Duty, e dopo aver letto montagne e montagne di affermazioni pressapochiste e poco approfondite abbiamo deciso di dire la nostra sull’argomento, in uno dei pochi articoli in cui vogliamo privarci delle nostre vesti di “informatori” per assumere quelle di chi prende una posizione, netta ed inequivocabile.

Partiamo da un presupposto…per competizione si intendono tutte quelle attività che prevedono una “Gara, lotta, contrasto fra persone o gruppi che cercano di superarsi, di conquistare un primato” (riportato su Treccani.it), e quando due o più gruppi di persone si sfidano su Warzone, specialmente se vi sono dei soldi in palio, e dei professionisti che dedicano la maggior parte del loro tempo a “preparare” quel singolo evento, non si può non parlare di “competizione”…nel senso potreste anche farlo, ma stareste alterando il significato delle parole, mandando a quel paese migliaia di anni ed anni di storia basata sul fatto che le parole, tutte le parole, hanno un significato specifico.

Una delle principali armi a favore dei sostenitori del “Warzone non è competitivo” è, pur per paradosso, il noto professionista dei Chicago Optic Scump, che in un’intervista rilasciata lo scorso Dicembre affermò senza mezzi termini che Warzone non poteva (ancora) essere considerato un gioco competitivo, spiegandone nei dettagli le ragioni.

Ora, quando si utilizza Scump per portare acqua al proprio mulino, come sopra si starebbe commettendo un tragico errore: Scump non ha mai detto che Warzone non è competitivo, anzi, tutt’altro…Scump ha sottolineato per quali ragioni Warzone non può essere ancora considerato tale…un senso del discorso totalmente diverso, visto che il fine del PRO era quello di dare una svegliata ai devs sulla questione cheaters (pare che in Acti stiano ancora dormendo bellamente…ma questo è tutto un altro discorso) e sulle lobby competitive.

Il celebre Scump mentre mostra l’anello vinto al Campionato mondiale di COD

Warzone, anche in qualità di battle royale, è un gioco assolutamente competitivo, ed ultimamente gode anche di una nascente scena composta da tantissimi professionisti, che di settimana in settimana si allenano, cercano di perfezionare il loro stile di gioco (e raramente ricorrono anche a mezzucci purtroppo, come in qualsiasi altra disciplina competitiva) solamente al fine di piazzarsi in prima posizione nel prossimo torneo (in cui si vincono pure una valanga di soldi…insomma, non è proprio come il torneo di briscola del quartiere).

E la casualità dove la metti???

La casualità, il fattore random o l’RNJesus…chi non conosce, o non ha sperimentato almeno una volta sulla propria pelle, il “mostro” della casualità, e principale base su cui poggiano le superficiali teorie di chi non vedrebbe in Warzone un titolo competitivo…

La casualità è certamente uno degli aspetti che rende più o meno competitiva una determinata disciplina, ma la stessa è sempre stata presente in tutte le categorie esistenti (oltre che nella vita di tutti i giorni di ognuno…l’intera nostra esistenza è circondata da casualità ed eventi imprevedibili), e comunque non è cosi opprimente su Warzone come in molti (i casual, ed i giocatori meno esperti) pensano.

Il noto Aydan, uno dei giocatori più forti del mondo di Warzone (già vincitore di quasi 200 mila Dollari in tornei della scena del BR Activision)

In tutti gli sport, anzi, in tutte le “competizioni” esiste il fattore random, solo che negli esports agisce in modo diverso rispetto a come fa negli sport tradizionali.

In un battle royale può capitare una partita sfortunata in cui ci si lancia in una pessima zona (i giocatori forti sbagliano atterraggio 1 volta ogni 50, forse anche meno), in cui non si trova subito l’arma giusta per mandare al tappeto il nemico (i giocatori forti vincono con la pistola la maggior parte degli scontri, anche se dall’altro lato c’è qualcuno armato meglio), o in cui comunque si perde anche nell’immediato gulag successivo (sul serio? vogliamo davvero parlare di quante poche volte un pro perda nel Gulag? ci sono giocatori che hanno percentuali di vittoria pazzesche…per loro il gulag è sostanzialmente una formalità).

Ma queste stesse cose capitano anche in Formula Uno, dove Verstappen finisce al muro mentre era in prima posizione (e dopo aver dominato tutta la gara) solo perchè gli è esplosa una gomma per un detrito “casuale” sul circuito, o capita in NBA, dove i Lakers subiscono un’eliminazione (anche) perchè uno dei loro migliori giocatori si è infortunato nel momento peggiore in assoluto della stagione (ogni sportivo sa che si può potenziare la massa muscolare quanto si vuole, ma se si cade male, se accade qualcosa che non avevamo previsto, se si è protagonisti di un episodio “sfortunato”, sono elevate le possibilità di farsi male).

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Warzone offre poi innumerevoli modi per poter “recuperare” i propri errori o le proprie sfighe…e comunque ogni sfida che si rispetti si svolge su più partite, cosi da andare a ridurre in modo assolutamente netto il “fattore culo” per l’esito di un risultato.

Su Warzone quindi è vero che c’è una certa presenza di random, ma questo non altera il risultato sui grandi numeri: Aydan e Rated vinceranno 99 volte su 100 contro me ed il mio amico di reggimento (laddove quella singola nostra vittoria è solo perchè, probabilmente per miracolo, abbiamo colto alla sprovvista i due – non ci crede nessuno avete ragione…ma proprio per questo Warzone è competitivo…).

E vinceranno 99 volte su 100 perchè loro sono semplicemente più forti, più allenati, più reattivi, anche più coordinati come squadra (altro aspetto non secondario).

E quindi quale è il problema? 

Il problema di Warzone non è quindi legato al fatto che sia “troppo randomico” o che sia un Battle Royale…quello che rende Warzone al momento un gioco “poco appetibile” alle competizioni è la mancanza di un contesto solido e sano in cui si può sviluppare la scena, ed è per questo che è importante non tergiversare con stupide questioni del tipo “Warzone, competitive o no?”…

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Bisogna avere chiari quali sono i veri problemi di Warzone, ovvero:

  • Tutti i tornei dovrebbero svolgersi in lobby private, cosi che i partecipanti giochino tutti gli uni contro gli altri, senza che il rischio di avere dei “bot” in partita possa favorire una squadra o l’altra
  • Non è pensabile che i tornei 2Vs2 si giochino con gli avversari nella stessa squadra, è una cosa senza senso, ed è la quintessenza del metagame: io non devo sapere il resto di nulla dei miei avversari
  • Tutti i tornei dovrebbero godere delle stesse funzioni di cui saranno provviste le World Series, in cui Activision ha già annunciato dei “controlli speciali” per tutti i partecipanti: benissimo Activision, se ci sono delle novità…è il momento di renderle pubbliche…perchè i cheaters fanno male alla scena come le squadre che si dopano rovinano i campionati degli sport tradizionali
  • Le classificate, servono ASSOLUTAMENTE le classificate…e non può andar bene che queste non ci siano per paura dei cheaters…no davvero
  • In tutti i tornei la classifica deve essere stilata per: posizione finale in lobby, numero di kill messe a referto; qualsiasi tipo di competitività non può prescindere da uno di questi due aspetti

Risolti questi problemi, siamo sicuri che la scena competitiva di Warzone spiccherà il volo portando ad un nuovo livello il tipo di sfida…con buona pace di chi ancora dice che c’è troppo fattore random (il problema “esports si/esports no & RNG” è stato risolto “eoni fa“, quando abbiamo tutti convenuto che anche Hearthstone andasse considerato un gioco competitivo ed esports.).

Il celebre Fnatic Lomba, tra i più forti streamer della scena italiana di Warzone, qualificatosi insieme a JezuzJrr alle finali del Vikkstar Showdown

Del resto sarebbe davvero spiacevole se qualcuno continuasse a parlare del competitivo di Warzone come 10 anni fa molti boomers italiani parlavano del competitivo di League of Legends o di CS:Go (all’epoca i motivi erano più semplici, per alcuni non era competitivo perchè non era pensabile che un videogame potesse anche essere considerato come una disciplina…), e sarebbe decisamente meglio se si riuscisse a dare il giusto risalto e le giuste considerazioni ai tanti ragazzi della nostra community che grazie proprio a Warzone stanno riuscendo a dimostrare tutte le loro incredibili capacità.

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Cosa ne pensate community?

Pensate ancora che Warzone non rappresenti in alcun modo un gioco competitivo? O ritenete alcune delle considerazioni espresse qui sopra come “accettabili”?
La discussione, come sempre, è aperta!

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Marco "Stak" Cresta

Sono un appassionato di videogiochi fin da quando ne abbia ricordo e credo nella bontà del progresso che scaturirà grazie agli eSports anche a livello sociale. L'altra mia grande passione è da sempre stata l'attualità e la storia, motivo per il quale ho concluso il mio percorso di studi con la laurea in Scienze Politiche nell'Università calabrese di Cosenza.

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