Acti banna altri 10 mila Cheaters ma gli hacker si sentono intoccabili (e parlano addirittura di “business”)

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Cheaters – Prosegue la battaglia tra Activision ed i cheater di Warzone, con il publisher che ha da poco pubblicato una nuova ban wave decisamente imponente con la quale sono stati fatti fuori altri 13.000 imbroglioni.

Fin da quanto è iniziata la “guerra” contro i cheaters, sono stati circa 400 mila gli account totali permabannati da Activision…un numero enorme che certamente non rispecchia l’effettivo numero di imbroglioni fatti fuori dal publisher (è scontato che un singolo giocatore cheater abbia subito almeno 2 o più ban su altrettanti account che possedeva), ma che comunque ci fornisce un’idea chiara su quanto importante possa essere questo problema.

La nuova banwave pubblicata ieri non può che essere positiva, anche perchè pur in mancanza di un sistema anti-cheat che elimini automaticamente i giocatori “pizzicati” ad usare programmi illegali, è comunque positivo che ogni settimana vengano continuamente rilasciate ondate di ban che filtrano e depurano l’ambiente di gioco su Verdansk.

Quella che sta portando avanti Activision è sicuramente una guerra di sfiancamento, una strategia che può certamente mettere all’angolo gli imbroglioni sulla lunga distanza (al terzo o quarto account bannato di fila magari un giocatore si arrende e sceglie di passare ad altro…o di smetterla di fare il cretino ma trattandosi di cheaters non ho troppa fiducia sulle loro abilità cognitive), ma che non ha e non potrà mai avere l’impatto di un vero e proprio sistema anti-cheat.

La cosa più frustrante al momento è che i cheaters sono ben consapevoli di questa debolezza di Activision, e che non si fanno nemmeno troppi problemi a parlare di “business”, di “vendita di account con centinaia di vittorie” e di altre incredibili idiozie che sono figlie soprattutto di una poca conoscenza del mondo del gaming…specialmente in paesi come il nostro.

Chi nel 2021 spera ancora di acquistare un account di un videogioco in modo privato è un allocco, o comunque una persona che non conosce, non sa e non si informa. Fin dall’alba dei tempi tutti sanno perfettamente che comprare un account è già di base un qualcosa di proibito: l’account non si può mai vendere, su nessun gioco. L’account non è nostro, lo prendiamo solamente “in prestito” da Activision (nel caso di COD) e non potremo mai chiedere dei soldi in cambio del suo usufrutto.

Il fatto che nel 2021 un branco di mocciosi cheaters si batta il petto parlando addirittura di “business” è il chiaro segnale che qualcosa non ha funzionato e continua a non funzionare all’interno del mondo del gaming.
Durante una recente intervista su You Tube uno di questi “babbei” ha pure dichiarato di aver rubato l’account ad un giocatore, di fatto un furto a tutti gli effetti (le persone spendono soldi, spesso moltissimi, sui loro account. Rubare un account equivale a rubare i soldi dal portafogli di una persona).

Non esiste nessun business, nessuno “stile di vita” o palle del genere…è molto semplice: le persone normali vivono il gioco in modo sano; quelle “disturbate“, che trovano divertimento nelle disgrazie e nei dispiaceri altrui, usano i cheat.

Activision deve repentinamente attuare un cambio di strategia, e se davvero non sarà possibile integrare un collaudato sistema anti-cheat bisognerà pensare rapidamente a delle soluzioni per rendere meno semplice l’apertura di nuovi account (avevamo ad esempio pensato all’introduzione di alcuni  blocchi all’account nella fase iniziale…del tipo “non puoi giocare in BR finchè non raggiungi un dato obiettivo”, cosi da far desistere i giocatori a crearsi account su account con cui imbrogliare).

Bannare 10/15 mila account a settimana può andare benissimo, ma non può essere l’unica arma nell’arsenale di Activision. Molti giocatori di console hanno iniziato a “spegnere” il crossplay, cosi da evitare di entrare in sfida con gli utenti PC (il 90% e più dei cheaters sono su PC), ma questa è una soluzione che può andar bene solo ad una tipologia di giocatori, e rischia di uccidere il senso di community che c’è all’interno di Warzone.

Cosa ne pensate community?
La discussione, come sempre, è assolutamente aperta!

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Marco "Stak" Cresta

Sono un appassionato di videogiochi fin da quando ne abbia ricordo e credo nella bontà del progresso che scaturirà grazie agli eSports anche a livello sociale. L'altra mia grande passione è da sempre stata l'attualità e la storia, motivo per il quale ho concluso il mio percorso di studi con la laurea in Scienze Politiche nell'Università calabrese di Cosenza.

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