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COD, il ban di RowdyRogan era una messa in scena dei genitori

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Qualche giorno fa abbiamo parlato del presunto ban inflitto da Activision al piccolo RowdyRogan, streamer e giocatore di appena sei anni attivo sia su Twitch che su You Tube.

Secondo quanto riportato dagli stessi diretti protagonisti (ovvero i genitori del piccolo Rowdy), la scorsa settimana sarebbe stato inflitto un ban al piccolo streamer perchè non aveva l’età minima necessaria per giocare a Call of Duty…una notizia che ha letteralmente spaccato a metà la community tra chi era favorevole alla presunta decisione del publisher e chi invece non riteneva giusto escludere un giocatore, tra l’altro con tale seguito, dallo sparatutto.

Oggi però giungono notizie ancor più incredibili dagli Stati Uniti, dato che dietro tutta questa storia pare esserci proprio lo zampino dei genitori del ragazzo: era tutta una clamorosa messa in scena, scatenata per far aumentare la visibilità di RowdyRogan al fine di assicurargli un contratto con la celebre società esportiva del FaZe Clan.

A scoprire il tutto è stata la redazione di PC Gamer, che ha contattato direttamente Activision per chiedergli delucidazioni sul presunto ban al bambino. Alle domande dei nostri colleghi, i devs di Acti hanno però risposto con un chiaro “no, non abbiamo mai bannato Rowdy dal gioco”.

I genitori dello streamer hanno poi anche pubblicato un video sul canale You Tube di Rowdy, in cui hanno spiegato che il piccolo Rowdy si è anche divertito nel preparare tutta la commedia, lasciando comunque abbastanza basiti molti degli spettatori al corrente di tutta la vicenda.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con la community FB CALL OF DUTY ITALIA – Fan Community

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Marco "Stak" Cresta

Sono un appassionato di videogiochi fin da quando ne abbia ricordo e credo nella bontà del progresso che scaturirà grazie agli eSports anche a livello sociale. L'altra mia grande passione è da sempre stata l'attualità e la storia, motivo per il quale ho concluso il mio percorso di studi con la laurea in Scienze Politiche nell'Università calabrese di Cosenza.

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