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Call of Duty: secondo alcuni utenti sono partiti dei BAN sbagliati

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Su Call of Duty, come in qualsiasi altro titolo del momento, è molto improbabile che chi infrange le regole ammetta le sue colpe…ed è anzi molto più frequente imbattersi in giocatori che dicono, mentendo, di non aver imbrogliato…scaricando tutte le colpe sul publisher di turno.

Quello che sta accadendo nelle ultime ore all’interno della community dello sparatutto (e del Battle Royale) di Activision è però decisamente strano ed anomalo, con decine e decine di utenti che, a distanza molto ravvicinata gli uni dagli altri, hanno segnalato su Reddit piuttosto che su Twitter dei presunti BAN immotivati, taggando ovviamente lo staff di Call of Duty per metterli a conoscenza della cosa.

L’ultima ondata di ban è stata attivata durante la giornata di ieri e secondo quanto riferito sui social non sarebbero stati estromessi solamente i giocatori imbroglioni (i cheaters) ma anche molti utenti segnalati per atteggiamenti “tossici” o per altre ragioni che poco hanno a che fare con i programmi malevoli.

La cosa ha comunque generato un vero e proprio vespaio, con molti giocatori che si sono detti indignati del fatto che non esista alcun sistema di recupero o alcuna procedura di “ricorso” per i ban ritenuti immotivati (specialmente se si considera che un giocatore investe enormi quantità di tempo e denaro per giocare a COD).

Il post sulla Ban Wave di Call of Duty (7 Luglio)

Al momento non vi è stata alcuna replica da parte di Activision riguardo alla questione dei ricorsi o del recupero degli account erroneamente bannati, ma non appena disponibili provvederemo a pubblicare nuovi e più dettagliati aggiornamenti.

Cosa ne pensate di questa situazione? Conoscete qualcuno che è stato ingiustamente bannato?
La discussione è aperta!

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Marco "Stak" Cresta

Sono un appassionato di videogiochi fin da quando ne abbia ricordo e credo nella bontà del progresso che scaturirà grazie agli eSports anche a livello sociale. L'altra mia grande passione è da sempre stata l'attualità e la storia, motivo per il quale ho concluso il mio percorso di studi con la laurea in Scienze Politiche nell'Università calabrese di Cosenza.

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